Prugna dal latte del Transvaal

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Il Bequaertiodendron magalismontanum, noto in lingua vernacolare come “prugna dal latte del Transvaal”, è un alberello sempreverde che cresce in Sud Africa, o più esattamente nella regione che fino al 1994 ha portato il nome di Transvaal, e che oggi comprende le province di Guateng, Limpopo, Nordovest, Mpumalanga e NwaZulu-Natal. Nelle lingue del posto è noto anche come stamvrug (Afrikaans), motlhatswa (Tswana), mohlatswa (Sotho settentrionale), munombelo (Venda), amanumbela (Zulu) e umnumbela (Swati). Pianta di modeste dimensioni, spesso poco più che un arbusto, cresce soltanto allo stato brado nei dirupi rocciosi e nei crepacci. È relativamente resistente alla siccità e alle gelate (quantomeno alcune varietà) e attecchisce in terreni anche molto diversi tra loro, pur tendendo a prediligere le pendici asciutte e ben drenanti.
Fiorisce tra giugno e dicembre e fruttifica tra dicembre e febbraio. La buccia del frutto, simile a una prugna dalla polpa rosa-violacea e dal gusto gradevole, è di un vivace rosso scarlatto. A piena maturità, tra la metà di dicembre e la prima settimana di gennaio, il frutto raggiunge le dimensioni di un mandarino cinese: la buccia tende allora a una tinta bruno-rossastra. Quando lo si spicca, il frutto secerne qualche goccia di linfa biancastra e appiccicosa. Consumato fresco è molto gustoso. Le foglie e i frutti (del diametro di circa venticinque millimetri e dotati di un nocciolo di dimensioni ridotte) si raccolgono a gruppi lungo i fusti dell’alberello.
Il volume del raccolto dipende dall’annata. A volte un albero produce in quantità per poi non dare alcun frutto nei successivi due o tre anni. Le aree produttive, di conseguenza, si spostano secondo un ritmo ciclico. Inutile precisare che i babbuini ne vanno pazzi.
Il consumo alimentare di questo frutto è una pratica legata alle vecchie generazioni. Le popolazioni indigene lo raccolgono in quantità, lo pestano in acqua e bollono l’estratto così ottenuto con farina di mais per ottenere un gustoso porridge dalle tinte vivaci. Né il frutto si mangia soltanto fresco: serve anche a preparare gelatine, sciroppi, vino, aceto, marmellata. Distillando la prugna si ottiene una sorta di acquavite. La marmellata, il cui aspetto e il cui gusto ricordano in modo spiccato la marmellata di prugna, ha un tocco di deliziosa astringenza. La polvere di corteccia viene assunta contro i reumatismi, mentre l’emicrania si cura con la radice (dalla quale si può ricavare anche un decotto indicato per il trattamento dei dolori addominali). Alcuni sostengono che un infuso a base di radice in polvere e polpa del frutto possa servire a curare l’epilessia.
È stato appurato in sede analitica che il frutto è particolarmente ricco di vitamina C (40 mg per 100 g), una proprietà che conserva anche in marmellata. Nella zona il Bequaertiodendron magalismontanum è considerato un albero utile, da piantare in tutte le proprietà agricole, perché è fonte di foraggio e cibo per varie specie di animali e insetti.
La “prugna dal latte del Transval” è difficile da raccogliere in quantità, e solo di rado e in certe specifiche zone la si trova in vendita. La sua commercializzazione rimane in ogni caso sporadica e occasionale.

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Altre informazioni

Categorie

Frutta fresca, secca e derivati

Comunità indigena:Venda e Zulu
Segnalato da:Judith Shopley