Tomate de monte

Arca del Gusto
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Sima, tomate de La Paz, pomodoro Lima, cetriolo della foresta, albero di pomodoro, melanzana, sachatomate, yuncatomate, pomodoro selvatico, gallinazo panga, pomodoro palo, pomodoro chimango, tomateiro da serra, tamarillo I tomate de monte sono i frutti commestibili di un cespuglio erbaceo appartenente alla famiglia delle solanacee.

Il suo nome scientifico è Cyphomandra betacea; cyphomandra deriva da una parola greca che si riferisce alla forma delle antere del fiore, mentre betacea deriva da beta, bietola, forse a causa delle larghe foglie della pianta simili alla verdura in questione. La pianta è alta da uno a tre metri, generalmente con un solo tronco dal quale si dipartono rami estesi su cui si sviluppano fiori e frutti Ii frutti sono bacche a forma di uovo, lunghe da quattro a dieci centimetri e dal peso compreso tra i 40 e i 120 grammi. La buccia varia dall’arancione al rosso scuro, e rosso scuro è anche la polpa, di consistenza ferma. Il frutto è diviso in due al centro da una partizione e contiene numerosi semi circondati da una sostanza mucillagginosa. Le cellule che si trovano al centro sono ricche di calcio e sodio, e contengono anche piccole quantità di rame, stagno, ferro e fosforo. La pianta si diffonde attraverso semi, steli e radici, e dà continuamente frutti per tre o quattro anni. I tomate de monte sono pronti per la raccolta circa quattro mesi dopo la fioritura. Prima del raccolto si fa di solito una prova su frutti raccolti a caso, per testare la loro qualità e il grado di maturazione. Il raccolto vero e proprio si effettua una volta alla settimana, cogliendo tutti i frutti pronti e avendo cura di lasciare il picciolo attaccato. Al momento della raccolta il pomodoro deve essere in un punto tra la metà e i tre quarti del processo di maturazione, ben formato e sodo al tatto. Questo frutto si può consumare sia cotto che crudo, sempre dopo aver rimosso la sua buccia amara. Da maturo si mangia generalmente crudo come frutta fresca, tagliandolo a metà e scavando fuori la polpa e i semi, soffici e commestibili, con un cucchiaio. Ma lo si può anche utilizzare per preparare conserve, marmellate, dessert, torte, puree di frutta, gelati, succhi di frutta e macedonie. Lo si ritrova addirittura al posto dei pomodori verdi in panini e insalate. Come dessert lo si consuma di solito sciroppato, cuocendo brevemente i frutti nell’acqua per ammorbidire buccia e picciolo e poi facendoli bollire sbucciati in un misto di miele, cannella e chiodi di garofano finché non raggiungono la giusta consistenza. Quando invece non sono ancora maturi sono, insieme al peperoncino, l’ingrediente di una salsa piccante. Per prepararla si scottano i frutti sulla griglia per facilitare la rimozione della buccia, poi si macinano insieme a sale e peperoncino e si consumano come snack. Infine, nelle zone di montagna dove non si possono coltivare i pomodori comuni (della specie Lycopersicum) il tomate de monte si ritrova anche negli stufati, e non bisogna dimenticare neanche il suo importante ruolo nella medicina tradizionale andina. La pianta è originaria della regione delle Ande. Il suo centro d’origine vero e proprio può essere situato nelle foreste della Bolivia meridionale e dell’Argentina settentrionale, ma piante selvatiche appartenenti alla specie sono state ritrovate anche in Perù, Cile, Ecuador e Colombia. Il tomate de monte è nato su montagne dai 1800 ai 3000 metri, ma si è sparso poi in tutto il mondo. Si sa per certo che questa specie era coltivata fin dall’epoca precolombiana, dal dodicesimo al diciassettesimo secolo, e modellini di argilla rappresentanti questo frutto sono stati ritrovati in tombe precedenti alla colonizzazione spagnola. Oggi cresce nelle zone comprese tra l’Argentina settentrionale (in particolare le province di Jujuy, Salta e Tucuman) e il Messico, abbracciando anche i Caraibi e il Brasile settentrionale, e la si ritrova in siepi, gazebi e piccoli orti. La coltivazione si è inoltre diffusa ad altre aree subtropicali come la Nuova Zelanda, dove è molto comune, Europa meridionale e zone tropicali di India, Nepal e Sudest asiatico. Dal punto di vista commerciale è considerata una coltura estinta, anche se è ancora coltivata per il consumo familiare. La popolazione selvatica è oggi limitata a aree ristrette dell’Argentina, e il frutto si può occasionalmente trovare sui mercati regionali delle zone in cui esso è ancora parte integrante della dieta locale.

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Territorio

NazioneArgentina
Regione

Jujuy

Salta

Tucumán

Altre informazioni

Categorie

Frutta fresca, secca e derivati