Sale prodotto con l’energia geotermica

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Sale prodotto con l’energia geotermica

Flögusalt þurrkað með jarðvarma

In Islanda, il sale marino è prodotto lontano da qualsiasi possibile fonte di inquinamento utilizzando l’energia delle fonti termali ed è chiamato flögusalt þurrkað með jarðvarma. Si sgretola facilmente perché è composto da grandi cristalli e contiene una notevole varietà di minerali. Storicamente, la mancanza di legna da ardere ha reso difficile la produzione di sale mediante la bollitura dell’acqua di mare. Questo si è ripercosso sulle tradizioni alimentari del Paese: il cibo era conservato grazie a procedimenti di essiccazione, fermentazione o con l’utilizzo di siero acido, ma mai con il sale. Ciononostante, un po’ di sale era prodotto attraverso la bollitura di alghe, producendo così il cosiddetto ‘sale nero’. Si trattava di una produzione decisamente limitata che non sopperiva alle necessità dell’isola: per salare il merluzzo (bacalao) fin dal XVII secolo il sale era importato. Nel tardo XVIII secolo uno stabilimento per la produzione di sale iniziò a lavorare a Reykjanes nell’Islanda occidentale. L’idea era di utilizzare l’energia geotermica per soddisfare la richiesta legata alla salatura del merluzzo. Reykjanes fu scelta per la vicinanza rispetto alle fonti termali. A quel tempo l’Islanda era una colonia danese. I macchinari, la legna e tutto il materiale necessario erano trasportati in Islanda, i salatori professionisti arrivavano dalla Norvegia per aiutare nella costruzione degli stabilimenti. Una volta edificati, questi impianti iniziarono a produrre circa 80 tonnellate all’anno di sale, che venivano poi utilizzati per produrre internamente bacalao. La produzione era ridotta e si fermò quasi completamente alla fine del XVIII secolo quando cessò il supporto del governo danese. Per alcuni decenni, tuttavia, gli Islandesi continuarono a produrre modeste quantità di sale, destinate al consumo locale. L’antico metodo di produzione del sale è stato recentemente recuperato nell’area dei fiordi occidentali. Le sorgenti termali sono sempre attive e, come nel XVIII secolo, i getti caldi sono utilizzati per riscaldare l’acqua salmastra del mare ed estrarne il sale. Si utilizza quasi solo energia geotermica per alimentare l’intero processo, garantendo così la piena sostenibilità ambientale. Il sale friabile così prodotto è venduto in Islanda ma anche all’estero, nei Paesi nordici e negli Stati Uniti. La produzione annua è attualmente di circa 50 tonnellate all’anno, ma potrebbe raggiungere, con l’integrazione di nuovi macchinari, le 100 tonnellate. Per dare un ordine di grandezza, in Islanda le importazioni di sale si aggirano ogni anno attorno alle 40.000 – 50.000 tonnellate.

Foto: Slow Food i Reykjavik

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Territorio

NazioneIslanda
Regione

Suðurnes

Vestfirðir

Area di produzione:Reykjanes

Altre informazioni

Categorie

Sale