Miglio gaebalsirijo

Arca del Gusto
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개발시리조

Questa antica varietà di miglio glutinoso chiamato gaebalsirijo (Setaria italica Beauv) in passato era coltivata ovunque sull’isola di Jeju, in particolare lungo il promontorio montuoso centrale dell’isola e sulla zona costiera. Il suo colore era verde scuro. Il nome aveva diverse varianti nella lingua locale: ad esempio era chiamato anche geomeunheurinjo (cioè miglio nero glutinoso) o yukjijo (perché portato nei secoli passati dal continente, cioè dalla terraferma: yukji).
Le foglie e gli steli sono rossicci a maturazione. Un particolare interessante è la punta della spiga si divide in tre o in cinque parti e se la si pone sul palmo di una mano, si ottiene una forma simile alla zampa di un cane. Ne esiste anche una tipologia con spighe e semi gialli, steli bianchi e foglie verdi, autoctona, chiamata noran gaebalsirijo.
Sull’isola si coltivavano due tipi di miglio: il chajo (miglio glutinoso), o heurinjo nella lingua di Jeju, insieme al mejo (miglio non glutinoso), o moinjo nella lingua di Jeju. Il gaebalsirijo è citato in numerosi testi di rilevanza storica quali il Samguk sagi e il Gyerimyusa, risalenti al periodo dei Tre Regni (57 a.C. – 668 d.C.). Secondo un testo della tradizione folclorica di Jeju, chiamato Segyeongbonpuri, fu Jacheongbi, il protagonista dell’opera, a importare sull’isola i cinque cereali che diventeranno la base della maggior parte delle preparazioni gastronomiche del territorio. Il miglio gaebalsirijo ha un particolare rilievo, poiché coltivato in campi asciutti invece che in comuni risaie. Il riso in passato era infatti molto raro ed era considerato un cibo per privilegiati, l’isola di Jeju è infatti di origine vulcanica e montuosa, con un suolo particolarmente poroso che trattiene difficilmente l’acqua.
Fino alla guerra di Corea degli anni ’50, la produzione di miglio continuò, soprattutto grazie alla sua alta adattabilità anche a terreni poveri di nutrienti. Per ovviare alle difficili condizioni colturali, sull’isola di Jeju vigeva un sistema di rotazione delle colture che prevedeva la raccolta dell’orzo tra la fine di maggio e l’inizio di giugno e lo spargimento delle sementi di miglio tra la fine di giugno e l’inizio di luglio; alla fine di ottobre, poi, si raccoglieva il miglio e si piantava nuovamente l’orzo. Per questa ragione, fino agli anni ’70 il miglio rappresentò per gli abitanti una coltura fondamentale. Tuttavia fu proprio questo il momento del tracollo: i contadini nell’area di Seogwipo cambiarono tipo di coltura in favore dei più remunerativi mandarini (gamgyul), molto richiesti sul mercato. All’inizio degli anni ’80 la coltura del miglio cominciò a scomparire velocemente, soppiantato dal riso, importato dal continente. A metà degli anni ’90 si arrivò addirittura ad importare un miglio meno costoso da altri paesi.
Nel 2008, grazie al prezioso lavoro di una coppia di anziani, Haeok Yang e Hyeongjun Gang, i quali da lungo tempo coltivavano ancora la quasi estinta varietà di gaebalsirijo, The Native Exploration Team riuscì a trovare semi sufficienti per riportare in auge questa particolare varietà di miglio.
Alcuni dei prodotti più particolari ottenuti dalle diverse lavorazioni del miglio glutinoso gaebalsirijo sono: il tteok (torta di cereali), oppure il chimtteok (una variante della torta di cereali cotta a vapore), vari liquori tradizionali come il cheongju, fatto utilizzando l’heurinjo (un miglio glutinoso), ma anche un vino di cereali non raffinato, il makgeolli, che vede l’uso di un miglio non glutinoso (chiamato moinjo), il jopap (un piatto costituito da vari cereali, tra cui anche il miglio con l’aggiunta di patate dolci), il jochimtteok (una torta di miglio con aggiunta di patate dolci e radicchio) e il particolare porridge juk realizzato con miglio non glutinoso e decorticato.

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Territorio

NazioneCorea del Sud
Regione

Jeju-do

Altre informazioni

Categorie

Pane e prodotti da forno

Segnalato da:Minsu Kim, Wansik Ahn