Vitigno Mavrud

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Мавруд

Si tramanda che le origini del nome di questa varietà arrivino dalla parola greca μαύρος, che significa “nero”. In Bulgaria, Mavrud è anche un nome maschile. La varietà è conosciuta come kachivela/качивела nelle zone di Pomorie e Burgas e come kaushanskiy/каушанскый nella zona di Bessarabia, una regione storica della Moldavia con una minoranza bulgara.

La varietà di uva Mavrud è motivo di orgoglio nazionale e usata per la produzione di vini rossi secchi. Nonostante questo, il Mavrud rappresenta solo l’1.5% dei vigneti bulgari. Qui è coltivato fin da tempi antichi. Il vino prodotto con questa varietà ha colore rosso scuro e ricco di tannini e acidi. Il sapore si distingue da altre varietà, con note che richiamano la mora e il gelso. I vini più maturi sviluppano un sapore che ricorda anche il cacao e il cioccolato. Idealmente, dovrebbero invecchiare in botti di quercia per sviluppare aromi corposi e complessi e un sapore denso e armonico.

I grappoli sono larghi, conici e semi compatti. Come altre antiche varietà, la Mavrud ha viti miste nei vari vitigni. Ci sono due principali tipi di vite, Clone 1 e Clone 2. Il Clone 2 ha acini piccoli, arrotondati, di colore bluastro con una buccia spessa. Il Clone 1 ha acini medio larghi, arrotondati, di colore blu scuro e meno pallido. La buccia è spessa e resistente. Il frutto è dolce e fresco al gusto. La vite non ha buona resistenza alle gelate e ha bisogno di autunni lunghi, caldi e secchi per la maturazione. È una varietà tardiva, che matura nella zona di Plovdiv a metà ottobre. Il Clone 2 matura circa 10 giorni prima del Clone 1. Il tipo Clone 1 produce vini più chiari e meno dolci, mentre il Clone 2 ha vini più consistenti. Questa varietà è relativamente resistente al fungo Botrytis e non molto sensibile alla muffa.

La leggenda sostiene che la storia della Mavrud si incrocia con quella del bulgaro Khan Krum, un leader che mise fuori legge la produzione e l’uso dell’alcool e distrusse la maggior parte dei vigneti durante il Primo Impero Bulgaro. In quel periodo una povera vedova prese un grappolo per nutrire il figlio che era malato. Nascose quindi l’uva e questa cominciò a fermentare e quindi la vedova gli diede da bere vino. Una volta cresciuto, il ragazzo vinse il Khan durante una gara durante la quale bisognava riuscire a strappare un pelo dalla sua barba. Il Khan rimase colpito dalla sua audacia e gli chiese da dove provenisse. Il ragazzo racconto al Khan la sua storia, quella della madre, del suo grappolo d’uva e del vino. Il Khan portò quindi la vedova nel castello e le chiese il nome del figlio, Mavrud. Fu così che il Khan decise che le viti della vedova dovevano essere piantate e che si sarebbero chiamate Mavrud.

Questa varietà permise ai vignaioli di raggiungere molta prosperità, in particolare nella città di Asenovgrad, in Bulgaria meridionale, tra XVI e XVII secolo. Nonostante la città venne distrutta nel 1793 e nel 1810 dalle truppe Ottomane, la popolazione ricostruì il centro abitato e la produzione e la coltivazione dell’uva continuò. La Grande Peste (1814-1816) quasi spopolò la regione, ma i vignaioli rimasero ben saldi nella zona, facendo rivivere l’economia locale. Il Patriarsheski Mavrud (Mavrud di Patriarch) era prodotto prevalentemente nel Monastero di Bachkovo, costruito nel 1083 vicino ad Asenovgrad. I monaci usavano le tecniche georgiane per produrre il vino, facendolo invecchiare in vasi di argilla sepolti sotto terra. La regione è conosciuta anche per un altro vino a base di Mavrud, lo Stanimashka Malaga/Станимашката малага. La produzione avviene tramite fermentazione e il mosto viene ridotto del 30% rispetto al volume iniziale. Viene lasciato invecchiare per 3 anni in botti di quercia. Talvolta vengono usati anche grappoli essiccati, che danno al vino un contenuto più zuccherino.

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Territorio

NazioneBulgaria
Regione

Burgas

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Categorie

Vino e vitigni