Mais cinquantino giallo di Claut

Arca del Gusto
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Marameo

In Friuli la coltivazione del mais prese piede verso la fine del Cinquecento e già agli inizi del Seicento rappresentava una pianta ben diffusa che godeva di una produzione superiore rispetto a quella di altri cereali. Nel corso degli anni l’alta plasmabilità della specie ha consentito di selezionare varietà in grado di adattarsi ai diversi territori; inoltre, si sono selezionate anche delle varietà a ciclo vegetativo breve, così da poter essere seminate dopo la raccolta dei cereali autunno- vernini. Queste varietà sono conosciute come quarantine o cinquantine: dato il clima friulano, ovviamente queste non maturano in cinquanta o quaranta giorni. Ad esempio, il mais cinquantino dopo 50 giorni viene utilizzato come foraggio verde per il bestiame.

I chicchi del cinquantino giallo (chiamato anche marameo) sono di colore giallo intenso quasi arancio, hanno una forma globosa, non rostrata e presentano una frattura vitrea. La parte interna della pannocchia, il tutolo, è di colore bianco mentre il tronco ha forma conica. La pannocchia misura fino a 12 centimetri e presenta dai 14 ai 16 ranghi. La pianta può raggiungere un’altezza media di 160 centimetri. La semina avviene a maggio, appena il meteo consente di poterlo fare; il terreno dove si semina viene trattato solo con concimi di tipo organico. La coltivazione di cinquantino si alterna solitamente con quella delle leguminose. La raccolta è manuale date le esigue quantità di terreno in cui si coltiva questa varietà di mais. I semi vengono raccolti a mano selezionando le piante che hanno meglio resistito alle intemperie, prive di patogeni e che non sono state attaccate da parassiti. Le spighe vengono fatte essiccare all’aria e poi conservate in luoghi climatizzati.

Gli usi gastronomici del mais cinquantino sono svariati: in passato si preparavano dei biscotti, si preparava anche il tradizionale pan di sorc (oggi Presidio Slow Food) e la polenta. Quest’ultima non era un cibo qualunque, rappresentava il cibo per antonomasia di queste aree dedicate alla vita contadina perciò veniva preparata in svariate maniere e consumata in più occasioni durante la giornata. In Val Cellina si poteva consumare come polenta e lat bulì (polenta bollita nel latte) e polenta con il burro. A Claut si cuocevano direttamente nel paiolo acqua, sale, farina, patate e fagioli già lessati precedentemente. Altro uso tradizionale è la farinata, una polentina molto tenera di farina di mais con o senza aggiunta di farina di frumento, cotta a fuoco molto lento per 30 minuti in acqua o latte (ma anche in parti uguali di acqua e latte).

Questa varietà di mais è stata considerata un ripiego e godette di scarsa considerazione così da andare perduta quasi completamente. Probabilmente una volta si coltivava in diverse aree della regione mentre oggi l’area di produzione attuale è quella di Claut, nel Val Cellina, dove è rimasta una sola famiglia a coltivare questo mais antico. Negli ultimi anni si sta risvegliano un interesse per le blave cinquantine, per cui la speranza è che si ritorni anche a coltivarle così da non perdere del tutto questo patrimonio.

L’attività di ricerca necessaria a segnalare questo prodotto nel catalogo online dell’Arca del Gusto è stata finanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale del Terzo Settore e della Responsabilità Sociale delle Imprese  – avviso n° 1/2018 “Slow Food in azione: le comunità protagoniste del cambiamento”, ai sensi dell’articolo 72 del codice del Terzo Settore, di cui al decreto legislativo n 117/2017

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Territorio

NazioneItalia
Regione

Friuli Venezia Giulia

Altre informazioni

Categorie

Cereali e farine