Labre pescato con Charfia

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Labre pescato con Charfia

Il labre (pesce tordo), anche conosciuto come crénilabre paon, è una specie nativa del Mediterraneo, che solitamente si trova tra le rocce e le alghe ad una profondità di circa 20-25 metri. I maschi raggiungono una lunghezza di 40 cm e le femmine di circa 25 cm. I maschi sono giallo-verdi con tre strisce o blu e rossi, mentre le femmine sono grigio-marroni con tre strisce marrone scuro. Questo pesce è un elemento importante nella dieta della popolazione locale. È usato in vari piatti come la bouillabaisse o con il couscous. È uno degli obiettivi della pesca con la charfia in Tunisia: è un modo tradizionale di catturare il pesce, usato da molti anni nell’area.

La charfia, letteralmente tradotta come “stanza della morte”, è un sistema di pesca tradizionale e altamente sostenibile, simile alla tonnarella, che permette di non uccidere tutto il pesce catturato. È un sistema di pesca fisso che usa foglie di palma sistemate a forma di freccia. Il pesce viene raccolto e selezionato in queste reti secondo metodi tramandati da generazione a generazione. Le foglie di palma sono usate per costruire una specie di labirinto nel quale i pesci nuotano e, quando la marea scende, restano intrappolali vivi. Qui vengono raccolti dai pescatori. Il metodo è molto lento e permette ai pescatori di selezionare il pesce. La Charfia è un metodo tradizionale delle isole Kerkennah, sebbene sia occasionalmente usato anche nelle aree periferiche di Chebba e Dejerba. Deriva dalla cultura locale ed è l’espressione di una profonda conoscenza dell’ambiente. Il lavoro dei pescatori con le maree evita la distruzione dell’ambiente naturale e di uccidere pesce non necessario.

Una leggenda locale racconta che quando la principessa Aziza Othmana arrivò in Kerkennah, fu tremendamente colpita dalla povertà della popolazione e chiese al Bey (un prefetto dell’Impero Ottomano) di provvedere al problema. Era fermamente convinta che ogni abitante dovesse avere un piccolo appezzamento di mare da sfruttare. Il mare è sempre stato la principale risorsa per la popolazione del Kerkennah. Il prefetto accettò e divise il mare in diverse porzioni da assegnare alla popolazione locale. Oggi, sfortunatamente, l’antica tecnica di pesca ha dovuto affrontare varie minacce, come il collasso delle risorse ittiche, la pressione dell’industria della pesca, la minor disponibilità di foglie di palma, l’abbandono di questo metodo da parte delle giovani generazioni a favore di tecniche più semplici e la crescente monopolizzazione delle proprietà di appezzamenti marini. Per salvare le Isole Kerkennah e la comunità di pesca, sono state adottate misure e iniziative per proteggere la biodiversità marina e tutelare la pesca tradizionale sostenibile, come la charfia, creando etichette di certificazione col marchio “Pesce pescato con la charfia” per promuovere e tutelare questa pesca tradizionale.

Il pesce tordo pescato con questo metodo è consumato direttamente dai pescatori e dalle loro famiglie, ma anche venduto localmente, a seconda delle quantità pescate. L’ecosistema marino del Kerkennah è sempre stato ricco. L’acqua bassa che circonda le isole è il luogo ideale per l’erba mare, essenziale nido per i pesci. Un tempo zona fertile che dava lavoro a una comunità di 13000 persone sull’isola, oggi il mare è quasi completamente vuoto. Molti pesci, come il pesce tordo, sono a rischio di estinzione, per molte ragioni. La pressione ambientale è molto alta. Molto pescatori dell’area usano barche da pesca motorizzate invece della charfia e pratiche di pesca dannose come la pesca a strascico sul fondo che distrugge l’ambiente. La sovra pesca con altro metodi, diversi dalla charfia, stanno danneggiando il ciclo produttivo dei pesci e la sopravvivenza di pesci più piccoli, dal momento che la loro popolazione scende troppo in fretta.

Foto: © Feki Morsi

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Territorio

NazioneTunisia
Regione

Sfax

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Categorie

Pesce, frutti di mare e derivati