Il fagiolo della Valvestino (Phaseolus coccineus) è un ecotipo a seme grande – anche tre volte più dei comuni borlotti – caratterizzato dall’intensa colorazione del seme screziato che varia dal rosa chiaro a viola intenso. Il gusto ricorda quello della castagna. Nei secoli passati è stato uno degli alimenti più consumati dalla popolazione locale, con le rape, le patate, le castagne, e .quando la carne era prevalentemente quella della selvaggina
Come tutti i fagioli è originario dell’America del sud e fu introdotto in Valvestino nel XVII secolo. In questa regione, posta tra due laghi, il Garda e l’Idro, i terreni a poco più di 600 metri di quota e fino a oltre i mille metri, sono perfetti per la coltivazione dei fagioli,
La consistenza, il gusto e il profumo intenso rendono questo fagiolo un ingrediente ideale per la cucina montana. I fagioli possono essere cotti in umido accompagnati da verdure e salamelle locali oppure stufati per diverse ore, circa tre o quattro, insaporiti da tocchi di speck.
Attualmente, la produzione e il consumo di questa varietà sono limitate alle sole famiglie della valle. Il recente progetto “Valvestino”, frutto della collaborazione tra l’Ecomuseo con il Consorzio forestale Valvestino e alcuni coltivatori locali, ha come obiettivo la salvaguardia di questo prodotto e della sua produzione attraverso il ripristino degli orti locali e incentivi per i giovani agricoltori.
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