Chirimoya

Arca del Gusto
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La chirimoya (Annona cherimolia Mill) è una delle cosiddette ‘coltivazioni perdute degli Inca’. Si ottiene da un albero appartenente alla famiglia delle annonacee, che generalmente raggiunge i sette metri e mezzo/otto di altezza. I frutti son molto delicati e hanno vita breve; devono perciò essere raccolti acerbi, trasportati e conservati con estrema cautela. La chirimoya si consuma solitamente come un frutto fresco, è dolce, cremosa e molto zuccherina. Deve essere matura per essere mangiata, e lo si può capire schiacciandone leggermente la buccia con un dito: se è morbida allora è pronta. Si mangia tagliata a metà e rimuovendo l’interno amaro. La polpa si raccoglie con un cucchiaio, facendo attenzione a non mangiare la buccia o i semi. Essi sono infatti velenosi, e se ingeriti provocano reazioni emetico-catartiche.Il frutto, anche usato per preparare gelati, macedonie, yogurt e biscotti, è molto nutriente. È infatti ricco di carboidrati, prevalentemente glucosio e fruttosio, minerali come fosforo e potassio, acqua, fibre e vitamine, in particolare la vitamina C. Originaria delle valli più alte di Perù, Ecuador, Colombia, Bolivia e Argentina settentrionale, la chirimoya era un frutto prezioso per le popolazioni indigene, che la coltivavano con grande cura. La pianta si diffuse poi al Messico meridionale, all’America centrale e al sudamerica settentrionale, dove venne a contatto con i colonizzatori nel sedicesimo secolo. Ma bisogna aspettare il diciottesimo secolo per vedere i suoi semi esportati in Spagna e Portogallo, a partire daiquali si diffusero in Italia, Egitto e Palestina, per raggiungere poi il resto del mondo. Oggi però la chirimoya è quasi totalmente ignorata dalla scienza agricola, e la sua coltivazione continua solo su piccola scala, per piccoli gruppi di consumatori all’esterno della regione. L’albero cresce oggi nel suo stato selvatico in Perù, Ecuador, Colombia, Bolivia e Argentina, in parchi e giardini. In Argentina lo si può trovare soprattutto nella provincia di Salta, nei giardini domestici o in frutteti. Oggi la produzione è ancora portata avanti con metodi tradizionali, con basse rese per ettaro, quasi totalmente per il consumo locale o familiare. La coltivazione della chirimoya si è recentemente diffusa in Brasile e Colombia, ma la sua scala rimane limitata e non esiste un’industria sviluppata. Alcune piantagioni industriali sono però presenti in Israele, Stati Uniti, Cile, Spagna ed Australia.

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Territorio

NazioneArgentina
Regione

Jujuy

Salta

Tucumán

Altre informazioni

Categorie

Frutta fresca, secca e derivati