Carneiro

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Carneiro o borrego

Il carneiro è un ovino di grandi dimensioni robusto e resistente. Entrambi i sessi hanno corna a spirale, zampe lunghe e forti. Una riserva di grasso alla base della coda permette al carneiro di sopravvivere in ambienti ostili, molto caldi e con poco foraggio, si ciba infatti di erba, arbusti e cespugli. Il manto corporeo è corto, viene chiamato anche «pecora senza lana», e di molteplici colori: marrone, nero, a macchie marroni e bianche. E’ un animale particolarmente adatto alle condizioni semidesertiche del sud dell’Angola e della Namibia. Possiede un’elevata resistenza, una spiccata capacità di percorrere grandi distanze e ben sopporta malattie e parassiti. Vive all’aria aperta e raramente viene raccolto in ovili durante la notte.
Il carneiro è allevato dalle etnie semi-nomadi di Cavelocamue e Bibala, deriva dalla razza Damara e si imbastardisce incrociandosi con specie locali mantenendone la robustezza e la coriacità. Originaria dell’Asia dell’est, la razza Damara venne portata da tribù nomadi che attraversavano l’Africa e allevata nelle zone semidesertiche dell’Angola e della Namibia proprio per la proverbiale rusticità. La zona storica di allevamento è la provincia di Namibe (Namibe, Cunene, sud di Huíla, Cuando Cunbango) e il nord della Namibia. Il carniero è molto legato alle comunità indigene Mucubal, Muhimba, Sjimba ed Herero.
È difficile conoscere la quantità allevata. Non solo i capi non vengono censiti ma c’è una forte refrattarietà delle tribù a fornire informazioni sul loro bestiame. Il carneiro è utilizzato per l’autoconsumo e, a volte, per lo scambio con farina, sapone, bevande alcoliche e beni che le tribù non producono. A volte si vende al mercato informale e più raramente in quello formale, dove viene ucciso e macellato. Il carneiro rappresenta la principale fonte di proteine per le comunità.
Una ricetta tipica è la Jinginga, un piatto che si prepara nei momenti di festa come battesimi, anniversari e matrimoni, o durante il fine settimana, per riunire la famiglia. La base della ricetta sono le viscere dell’animale lavate in acqua calda, tagliate a pezzettini e arrotolate con altre parti sminuzzate di fegato, polmoni e reni. Si cuoce con aglio, limone, pomodoro, alloro e gindungo (salsa piccante) con un po’ di olio. Si aggiunge la carne e si lascia cuocere per molto tempo. Circa 10 minuti prima di spegnere il fuoco si aggiunge il sangue dell’animale. Il carneiro rischia di scomparire poiché è in pericolo l’esistenza delle etnie indigene stesse che sono rimaste le ultime ad allevarlo.

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Territorio

NazioneAngola
Regione

Namibe

Altre informazioni

Categorie

Razze animali e allevamento

Comunità indigena:Mucubal, Muhimba, Sjimba ed Herero