Capra Bionda dell’Adamello

Arca del Gusto
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La capra bionda dell’Adamello è diffusa sul massiccio dell’Adamello, in particolare in Val Saviore e Val Camonica, in provincia di Brescia. Il suo nome si riferisce alla chiara tonalità del mantello. Si ritiene che l’origine della razza appartenga al ceppo diffuso sull’arco alpino, poi selezionato e isolato dalle catene montuose che rappresentavano una barriera naturale. La capra bionda raggiunse uniformità e consistenza intorno ai primi del ‘900.

Di taglia medio-grande, la capra bionda dell’Adamello è una razza rustica con corpo robusto, agile e scattante. Il mantello è di tonalità variabile, dal marrone chiaro al biondo che diventa bianco dal ginocchio alle unghie, fino alla zona addominale. Sulla testa sono presenti due striature bianche, estese dall’attacco delle orecchie al muso. Il collo è allungato e sottile, il torace e l’addome sono ben sviluppati; gli arti sono robusti e solidi. Barba, tettole, orecchie erette e corna sono sempre presenti.

L’allevamento è di tipo semibrado e garantisce il pascolamento per tutta la stagione vegetativa. Nei mesi più freddi (dicembre-febbraio) è prevalente l’allevamento stabile. L’alimentazione si basa fondamentalmente sulla pratica del pascolo.

La capra bionda dell’Adamello è adatta per la produzione di carne, in particolare per il capretto e per la carne essiccata, salata e aromatizzata chiamata “Berna”. La berna era consumata dai pastori locali durante la transumanza. L’attitudine principale della capra bionda è in realtà la produzione di latte. Con il latte si prepara la ricotta e il rinomato formaggio fatulì, molto apprezzato nel mercato locale. Il fatulì è un caprino a coagulazione presamica, a pasta dura e semicotta, di breve stagionatura. La crosta è dura e affumicata, la forma è cilindrica e piatta. Nella versione originale, viene affumicato con rami di ginepro nano che cresce abbondantemente nella Val Saviore. Dal 2005, il fatulì è Presidio Slow Food.

La popolazione di capra bionda dell’Adamello ha subito un calo demografico fino ad arrivare ai 100 esemplari nel 1995. Inoltre, un rimescolamento genetico – in particolare con la razza più produttiva Toggenburg – ha caratterizzato la perdita di gran parte delle sue peculiarità. Oggi la razza è stata recuperata grazie all’impegno degli allevatori: si contano infatti 4500 capi in Val Saviore e in Val Camonica in grado di garantire una discreta – sebbene ancora ridotta – variabilità genetica.

Con il riconoscimento del rischio di estinzione, sono stati avviati vari progetti di recupero e di salvaguardia che hanno determinato un’inversione di tendenza significativa. La capra bionda dell’Adamello è oggi iscritta al Registro Anagrafico Nazionale; la regione Lombardia e la provincia di Trento stanziano contributi agli allevatori per la sua salvaguardia.

Dal 2018 la Val Camonica è stata riconosciuta come “Riserva della Biosfera” dall’UNESCO. La riserva comprende 40 comuni della Comunità Montana di Valle Camonica, dove si concentra la maggior parte degli allevatori della capra bionda. La Val Camonica è un territorio ricco di biodiversità e rappresenta un vero e proprio corridoio alpino. La varietà dei microclimi ed il contributo del pascolo ha generato un patrimonio botanico di altissimo valore e riconoscimento, rappresentando circa il 25% di tutta la biodiversità vegetale italiana, comprendendo molte specie endemiche.

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Territorio

NazioneItalia
Regione

Lombardia

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Categorie

Razze animali e allevamento