Biroyakcha

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Il biroyakcha è una miscela di tè e piante officinali (yakcha) che si prepara soltanto presso il tempio buddhista di Bulhoesa, nelle colline a sud-est di Naju, nella provincia di Jeolla (Corea del Sud). La zona di Naju è rinomata per i suoi tè fin dall’epoca della dinastia Goryeo (918-1382), ed è probabile che Bulhoesa sia uno dei primi luoghi in cui la pianta del tè è stata introdotta dalla Cina a partire dal Settimo secolo. Oggi la Camellia sinensis cresce allo stato semibrado nei boschi intorno al tempio, al riparo delle chiome della Torreya nucifera, la cui ombra, unita al clima propizio e alla composizione del suolo, contribuisce a creare condizioni di eccellenza per la crescita di tè di prima scelta.

Le foglie di tè destinate alla preparazione del biroyakcha vengono raccolte tra il finire di aprile e i primi di maggio. Vengono pestate in un mortaio con erbe officinali, premute in piccoli fagotti a forma di moneta e lasciate essiccare su foglie di hanji (carta da gelso). Essiccando, gli aggregati acquisiscono una sfumatura rossastra. Una volta asciutti, vengono lasciati fermentare e possono venire conservati anche per lunghi periodi. Le erbe impiegate nella preparazione del biroyakcha sono l’enula campana (Inula helenium), lo zenzero, il changchul (Atractylodes spp.), il chiodo di garofano, la liquirizia cinese (Glycyrrhiza uralensis), una varietà di camedrio (Teucrium veronicoides) e la cannella. Molti degli ingredienti sono di produzione locale. L’aggiunta di erbe medicinali rende il gusto del biroyakcha (e degli yakcha in generale) più delicato ma anche più intenso di quello dei tè dello stesso formato, ma senza erbe. In particolare le note dolci conferite dalle erbe permangono a lungo in bocca anche dopo che il tè è stato sorbito, facendo degli yakcha una bevanda gradevole, oltre che un toccasana. L’effetto, tra le altre cose, è quello di aumentare la temperatura corporea: una conseguenza del processo di fermentazione e della presenza di erbe officinali. Questa varietà di tè trova impiego nel trattamento dei raffreddori e delle gastralgie, schiarisce i pensieri e rivitalizza il corpo, depura il sangue e favorisce la digestione. Prima dell’infusione il biroyakcha viene tostato sul fuoco per qualche minuto. A quel punto si può versare acqua bollente sui fagotti tostati, che in alternativa si possono immergere in un recipiente d’acqua che solo a quel punto viene portata a ebollizione. Qualunque metodo si scelga, una volta che l’acqua ha acquisito un colore dorato, il tè è pronto da bere. L’infusione si può ripetere per 3-5 volte.

In passato, tra le famiglie del posto, gli yakcha trovavano impiego nel quadro della farmacopea domestica. I tè alle erbe, del resto, si acquistavano senza difficoltà nei mercati del Jeollanam-do sud-occidentale. Da qualche decennio a questa parte, però, altre bevande (come il caffè) hanno soppiantato i loro usi ricreativi, mentre la medicina basata sulle erbe ha ceduto il passo alla medicina convenzionale. Tanto che oggi il biroyakcha si trova soltanto presso il tempio di Bulhoesa, che ne produce circa 30 chili l’anno. È importante tutelare e promuovere questo prodotto di alta qualità, sia per far conoscere l’antica tradizione coreana dei tè officinali sia perché viene prodotto su piccola scala con foglie di tè ricavate da piante sostenibili che crescono in foresta.

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Territorio

NazioneCorea del Sud
Regione

Jeollanam-do

Altre informazioni

Categorie

Tè e infusi

Segnalato da:Hyeongseok Hong