Chriha
Il chrih, o chriha in alcune regioni, è un tradizionale metodo di conservazione dei fichi, diffuso nelle regioni tunisine di Bene Khadech, Zarzis, Sfax, Djerba e Tataouine, dove esistono molte coltivazioni di diverse varietà di fichi, tra cui la zidi, particolarmente resistente al clima arido e a varie tipologie di suolo, la bioudhi, caratterizzata da un fiore bianco, e la bither, che offre due raccolti all’anno.
Le tecniche di raccolta dei fichi sono tramandate di generazione in generazione: gli abitanti delle varie regioni prestano particolare attenzione a preservare la qualità dei frutti e all’essiccazione al sole. Dopo la raccolta, le donne aprono i fichi e li espongono al sole. Una volta essiccati e disposti in vari strati ben serrati tra loro, li mettono in ammollo in un contenitore opaco, solitamente costruito con una pianta chiamata “gdim” e pieno di olio di oliva. I fichi sono quindi regolarmente ammorbiditi con altro olio per facilitare la conservazione, che può protrarsi fino a un anno se avviene in sacchetti e cestini costruiti localmente.
I fichi avanzati dalla raccolta, poiché caduti a terra o troppo maturi, sono fatti essiccare su una tavola di alfa (Stipa tenacissima) o su un’altra pianta aromatica locale. Questi fichi danno vita al gabbab o gharbouz, l’ultimo presente sull’Arca del Gusto.
I fichi sono un alimento fondamentale nel paese, poiché sono molto nutrienti e facili da digerire e hanno proprietà medicinali per combattere la costipazione e migliorare la digestione.
Nonostante questo, il chrih rischia di scomparire a causa della perdita di conoscenze tradizionali legate all’essiccazione e conservazione dei fichi e all’introduzione di varietà estere di fichi non particolarmente adatte a queste preparazioni, ma più produttive rispetto a quelle locali, che lentamente stanno scomparendo.
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