The Dark Side of the Italian Tomato

È una storia drammatica e paradossale. Parla di sussidi europei, sfruttamento nei campi pugliesi, e contadini africani costretti a lasciare le loro terre. I giornalisti Mathilde Auvillain e Stefano Liberti la raccontano nel web-documentario “The Dark Side of the Italian Tomato”, pubblicato in italiano da Internazionale e segnalato nel giro di poche settimane dalle principali testate del mondo intero.

Gli autori incontreranno il pubblico del Salone del Gusto e Terra Madre venerdì 24 ottobre, alle 18.30, nella Casa della Biodiversità dell’Oval. Interverrà anche Yvan Sagnet, che nel 2010 ha guidato il primo sciopero dei lavoratori stagionali a Nardò, nel Salento, e oggi collabora con la Flai, il sindacato dei lavoratori agricoli della Cgil.

Ma partiamo dall’inizio di questa storia, in Puglia. Borgo Libertà si trova in provincia di Foggia, e quello che succede in questo pugno di ruderi in mezzo alla campagna non ha niente a che vedere con il suo nome.
Qui vive una comunità di ghanesi che aspettano l’estate per fare lo stesso lavoro che hanno imparato nel loro paese: raccogliere pomodori. Con migliaia di altri stranieri, sono sfruttati nei campi dagli intermediari detti “caporali”. Sono pagati pochissimo e a cottimo, lavorano senza documenti in condizioni inaccettabili. Pensano con amarezza ai sogni che li hanno spinti a partire; non possono però neanche sospettare che la loro fatica tra i filari sia allo stesso tempo una conseguenza e una causa della crisi che ha colpito il loro paese.

 

In Ghana, fino a una ventina di anni fa, la coltura del pomodoro era florida. La domanda locale era costante e i contadini riuscivano a vendere la merce a buon prezzo. «In tutti i piatti ghanesi, c’è del pomodoro», ricorda nel web-documentario il capo della piccola comunità di Vea, nella regione agricola dell’Upper East.

 

Dal 2000 in poi però le loro speranze sono andate in frantumi. «Siamo stati traditi», dice Aolja Tenitia, nominata “contadina dell’anno” dal governo di Accra nel 2007. «Ormai non coltivo più pomodori, non saprei a chi venderli.»

 

Tra le cause di questa crisi spicca la riduzione dei dazi doganali ghanesi: come immediata conseguenza, un’ondata di pomodoro concentrato italiano e cinese si è riversata sul mercato del paese africano. La filiera italiana del pomodoro, che sfrutta i lavoratori nei campi e incassa ingenti sovvenzioni comunitarie, riesce a offrire prezzi stracciati. In Ghana, i pomodori locali non possono competere. Dal 2000 al 2007, le importazioni di concentrato dall’Italia sono triplicate.

 

È un incredibile esempio di dumping, un caso di concorrenza sleale che sta distruggendo l’economia di un paese e le speranze dei suoi contadini. Il web-documentario “The Dark Side of the Italian Tomato” lo ha portato alla luce, presentandolo con una ricca serie di dati, foto e video. Oltre alla versione in italiano pubblicata da Internazionale, è disponibile quella in inglese sul sito di Al Jazeera, in francese su Radio France Internationale e in spagnolo su El País.


Al Salone del Gusto e Terra Madre:
The Dark Side of the Italian Tomato
Venerdì 24 ottobre 2014, ore 18.30
Oval, Casa della Biodiversità

Interverranno gli autori Mathilde Auvillain e Stefano Liberti, con la partecipazione di Yvan Sagnet, coordinatore regionale per l’immigrazione della Flai-Cgil Puglia


Per saperne di più:
www.internazionale.it/webdoc/tomato/
www.salonedelgusto.it

 

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