Salvare la biodiversità a Greater Bushenyi

Nella parte sud-occidentale dell’Uganda, la regione Greater Bushenyi è un’area ricchissima di biodiversità e di tradizioni culturali. I contadini hanno famiglie numerose e, ciascuno, coltiva un piccolo appezzamento di fertile terra con varietà locali. I contadini, scherzando, dicono che basta spargere qualche manciata di fagioli nel campo per raccoglierne i frutti a tempo debito. E infatti tradizionalmente gli orti in queste zone assomigliano a colorate esposizioni con più di 200 specie diverse identificate, la maggior parte commestibili, le altre utilizzate per scopi medicinali o di difesa dai parassiti.

 

E questa varietà si riflette nella gastronomia locale. Ogni pasto è accompagnato da ebitooke, una purea di banana di varietà enyamwonyo, cotta sul fuoco a legna avvolta nelle foglie e quindi schiacciata (il gusto ricorda la purea di patate con l’aggiunta di spinaci passati al burro). Il miglio macinato (oburo) è utilizzato per preparare il kalo, un pane compatto preparato con farina di cassava stemperata in acqua, o il bushera, una bevanda dolce non fermentata molto nutriente.
Nelle occasioni speciali si serve invece l’eshabwe, una crema spalmabile, densa, preparata con latte vaccino e burro chiarificato, dal gusto salato e piccante (simile a un erborinato); unito alla carne affumicata di vitello, si trasforma nel prelibato kitama.

 

Esiste però un problema. I babbuini verdi (Papio anubis), presenti nell’area, sono estremamente voraci e sempre più di frequente compiono dei veri e propri raid devastando le colture. Uno studio condotto da Cory W. Whitney (ricercatore alla Rhine-Waal University of Applied Sciences e membro della Condotta Slow Food Niederhein in Germania) e Antonia Nyamukuru dell’Università agronomica ugandese di Makerere con il supporto e la collaborazione della rete Slow Food in Uganda, ha indagato le ragioni del comportamento di questi animali.

 

I risultati sono molto interessanti. I danni provocati dai babbuini verdi sono aumentati con lo sviluppo del settore agroforestale: l’esportazione di legname è via via diventato un settore commerciale particolarmente redditizio per l’Uganda. Le imprese boschive – favorite dalla corruzione a livello politico-amministrativo – hanno fatto pressione sui contadini che, allettati dal facile profitto, hanno acconsentito a (s)vendere terreni coltivabili a vantaggio della forestazione estensiva. Trasferendosi a ridosso delle foreste e ricominciando a coltivare le terre, hanno involontariamente determinando un cambiamento di habitat e abitudini alimentari nelle popolazioni anubi, che ora per nutrirsi si aggirano tra le nuove piantagioni di banani e le zone orticole.

 

La perdita dei terreni per l’industria agroforestale mette in luce i problemi di disparità di genere a livello sociale e legislativo. La decisione di vendere la terra alle imprese boschive è, infatti, presa dal capofamiglia maschio senza consultare le contadine; tanto più che la legge in Uganda riconosce il diritto fondiario alle donne solo all’interno delle unioni regolarmente registrate, tradizionalmente poco diffuse.

 

Alcuni contadini hanno iniziato a piantare le specie vegetali più fragili e rare vicino alle case in modo da poterle sorvegliare e proteggere durante le ore in cui i babbuini sono più attivi, al crepuscolo e al tramonto. La maggior parte tuttavia ha iniziato a selezionare le colture prediligendo quelle più resistenti, con conseguente riduzione della biodiversità negli orti. Tra le piante che stanno scomparendo ci sono anche il miglio oburo, il sorgo bicolore omugusha, il balugu – la varietà locale di igname, alcune qualità di banane da cuocere ed altre per il consumo fresco e per la preparazione della tradizionale bevanda alcolica amarwa. Una nuova gastronomia, meno varia e nutriente, si sta sviluppando sulla spinta dell’industrializzazione e della crescita economica.

 

Per invertire la tendenza e sostenere quei produttori che ancora scelgono di conservare la ricchezza di biodiversità e la tradizione delle loro terre, i membri della Condotta Niederhein hanno deciso di sostenere la comunità del villaggio Remitagu (nel distretto di Rubrizi, al limitare della Kashoha-Kitome Forest Reserve) per avviare uno dei 10.000 orti che Slow Food sta realizzando in Africa. Il coordinatore regionale di Slow Food Uganda, dopo aver visitato la zona nella primavera 2014, ha iniziato la formazione sull’orto agroecologico in questa piccola comunità; il primo orto servirà come dimostrazione per avviarne molti altri. Nel frattempo, i ricercatori universitari si augurano che abbia qualche effetto anche il decreto governativo emesso pochi mesi fa (su spinta delle donne ministro ugandesi, tra cui Maureen K. Tumusiime, fiduciaria della Condotta Slow Food Rukungiri) per indurre gli uomini a consultare le proprie mogli per le questioni di proprietà della terra.

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