Lambarkien, villaggio senza terra…ma ricco di orti

In Marocco, il comune di El Brechoua sorge a 60 chilometri da Rabat e tra le sue colline dorate per il grano pronto alla mietitura è in corso una piccola – ma significativa –  rivoluzione.

Questi campi – che si estendono a perdita d’occhio – non appartengono agli abitanti del villaggio, sebbene prestino talvolta la loro manodopera ai grandi proprietari terrieri che li coltivano per ricavarne profitto. Gli abitanti del villaggio non possiedono terra e non sono agricoltori. Un tempo, alcuni di loro erano allevatori ma la siccità degli anni Ottanta e Novanta ne ha decimate le mandrie costringendoli ad abbandonare i pascoli e a spostarsi a qualche chilometro di distanza da El Brechoua. Qui, intorno a una fonte d’acqua, è nato l’insediamento di Lambarkien.

Difficile immaginare un lieto fine per questa popolazione un tempo nomade, stanziata illegalmente in questa regione “granaio”. I più fortunati sono riusciti a diventare contadini, nel settore della coltivazione intensiva di grano. La monocoltura di grano dipende da un uso massiccio di fertilizzanti chimici, inquina le falde freatiche e la fonte intorno a cui è nato il villaggio. Al fondo della valle, un piccolo fiume pieno di alghe testimonia la presenza sproporzionata di azoto, usato in maniera sconsiderata per produrre a massimo regime. Contrariamente a un’inversione generale di tendenza in agricoltura, qui non sembra essere stata presa in considerazione la rotazione delle colture, con un ricorso alle leguminose che arricchiscono naturalmente il terreno o la gestione della fertilizzazione azotata che tenga conto dell’assorbimento reale del grano.

Nel 2013 però il cambiamento. Secondo alcune testimonianze, un parlamentare decide di investire nella produzione di grano e affitta i terreni adiacenti attraverso la Sodea (agenzia statale che gestisce le proprietà demaniali nell’ambito del piano “Marocco Verde”). Durante il periodo di lavoro nei campi, il politico impiega uomini provenienti da altri villaggi, lasciando Lambarkien senza prospettive di lavoro.  Dopo una prima manifestazione di protesta degli abitanti contro questa scelta, il parlamentare decide di far sgomberare il villaggio, situato illegalmente sulle terre dello Stato. Quest’avversità crea uno spirito di solidarietà nella comunità, che inizia a mobilitarsi. Un’altra manifestazione, più grande, ha luogo e il villaggio può ormai contare sul sostegno di una rete nazionale e internazionale e su una politica basata…sulla creazione di orti.

Ciascuna famiglia, sul proprio appezzamento di terreno, crea il suo orto, partendo dalle formazioni di agroecologia e permacultura offerte inizialmente da Slow Food Marocco e Riam (rete d’iniziative per l’agroecologia in Marocco). Altre associazioni seguono l’esempio: la fondazione Mohammed VI, l’associazione Eden rabati (di Rabat) per l’ecoturismo che propone ai suoi membri escursioni guidate e pic nic nella zona, e molte altre ancora…
Nel giro di qualche mese, la minaccia di smantellare il villaggio lascia il posto a una fontana di acqua potabile e all’arrivo dell’elettricità nel villaggio, installata dalla Redal (società fornitrice di acqua ed elettricità). Nascono due cooperative (l’associazione degli agricoltori moderni, la cooperativa agricola delle donne di Brechoua) e la condotta Slow Food di Had Brechoua, in una bella e forte dinamica collettiva e territoriale.

Le comitive di visitatori da Rabat si moltiplicano, così come gli orti, che forniscono alle famiglie gli ortaggi freschi che prima erano acquistati al mercato. Le donne del villaggio iniziano a produrre e a vendere, attraverso la cooperativa, polli e uova beldi (specie locale marocchina ruspante), pane e cuscus di qualità diverse, una delle quali, deliziosa, a base di lenticchie di Brechoua. Le donne cucinano e vendono i prodotti del villaggio agli abitanti di Rabat, che partecipano sempre più numerosi alle visite organizzate che coniugano il piacere di una giornata in campagna allo spirito di solidarietà verso gli abitanti e le loro iniziative. Gli uomini e le donne del villaggio ora lavorano in uno slancio di appropriazione e fruizione della terra su cui, per vent’anni, hanno vissuto in modo precario. Mondo rurale e mondo urbano sembrano cosi’ aver stretto un accordo di reciproca collaborazione che ha il merito di invitare, per vie diverse ma complementari, ad una riflessione sull’importanza della terra e dei suoi frutti.

I 50 orti di Lambarkien fanno ormai parte della rete dei 10.000 orti in Africa. I diversi cuscus della cooperativa delle donne possono essere degustati non solo a Brechoua, ma anche a Rabat nel primo ristorante dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi della città, il Ch’hiwates du Terroir.

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