Questo non è un cuoco #2. Lorenzo e Claudio, chef Slow Food in prima linea

Formatori, colonne portanti della Condotta Slow Food Brescia, instancabili lavoratori e ambasciatori del proprio territorio, Lorenzo e Claudio rappresentano l’archetipo dello chef slow. Ecco la loro storia.

Se sentite l’esigenza di una bella carica di energia e voglia di fare, il suggerimento è di incontrare (certo appena sarà possibile) i non solo cuochi Lorenzo Econimo e Claudio Zani. La loro è una vitalità contagiosa, per davvero, ben percepibile anche solo attraverso lo schermo di un computer. Non potremmo essere più fortunati ad averli tra le fila di Slow Food. E, vi assicuro, la linea è la prima.

Il loro è un sodalizio nato un paio di anni fa in seno alla Condotta di Slow Food Brescia. Quando si sono incontrati hanno presto capito di che pasta fossero fatti, e riconoscendo la stessa farina si sono messi insieme a lavorare per Slow Food e non solo. «Diciamo che noi siamo la quota giovane della Condotta bresciana. C’è stata subito empatia, collaborare è stato più che naturale», mi racconta Lorenzo. «E poi diciamo che se c’è da lavorare chiamano noi» aggiunge sorridente Claudio, con il giusto orgoglio.

Quando i cuochi sono territorio

Ecco Lorenzo e Claudio sono immersi fino al collo nel loro territorio, che conoscono a menadito e non si stancano di promuovere e rafforzare. Anzi possiamo dire che sono parte fondante delle belle realtà che lo compongono. Tanto che quando si è trattato di sostenere chi era in difficoltà non si sono certo tirati indietro.

«Ci siamo resi conto di conoscere gli stessi produttori con cui da tempo lavoriamo, un legame solido che quest’anno ci è venuto in soccorso». Durante la prima ondata, quando le province di Bergamo e Brescia erano piegate dalla pandemia, alla fatica dell’emergenza sanitaria se n’era aggiunta un’altra e bella grande: quella sociale.

«Grazie alle nostre amicizie e contatti, siamo riusciti a creare una filiera cortissima di produttori amici che hanno risposto con il cuore e grande senso di solidarietà alla nostra chiamata. Ci hanno donato i loro prodotti che sono stati poi distribuiti dall’associazione Cibo per tutti alle famiglie più bisognose, in crisi per via della chiusura totale».

Un pensiero sempre rivolto all’altro

Ma la gara di solidarietà capitanata da Slow Food Brescia e Bassa bresciana non si è certo esaurita qui: «Ci siamo rivolti alla Comunità Slow Beans da cui volevamo acquistare i legumi a un prezzo giusto, equo per i produttori. Alla fine, nonostante i tempi fossero duri per tutti, i legumi ci sono stati regalati. Un gesto che tutt’ora non vediamo l’ora di ricambiare, magari ospitando i produttori della comunità in un incontro conviviale qui da noi che possa valorizzare i loro meravigliosi prodotti» mi spiega Lorenzo. E lo stesso discorso va fatto per la bella rete di Slow Food Sicilia: «Ci sono arrivati i prodotti dei produttori dei Presìdi siciliani, già pagati da Slow Food Sicilia, poi distribuiti dall’associazione Cibo per tutti. Non vediamo l’ora di averli ospiti da noi, festeggiare e cucinare insieme» si augura Claudio.

Certo, perché non dimentichiamo che Lorenzo e Claudio sono anche chef.

20 anni di impegno sociale

Da ormai vent’anni Lorenzo lavora con una cooperativa sociale, La rete: «Sono molto fortunato perché ho potuto unire la mia passione per la cucina e la gastronomia all’impegno sociale. Ho sempre voluto fare il cuoco e da cuoco mi sono formato. Ma già a 18 era vivo il desiderio dell’impegno volontario. Ho fatto il servizio civile in un centro d’accoglienza, quando il servizio civile era davvero una scelta precisa. Da quel momento, la voglia di aiutare non si è mai assopita. Ho iniziato a lavorare, ma a 25 anni ho preso periodo sabatico per fare una formazione per operatore sociale. Dopo soli due mesi La rete mi chiama». Inizia come operatore sociale e nel frattempo organizza laboratori di cucina per diversi enti (accoglienza immigrati, case carcerarie, case famiglia e comunità): «Dopo sette anni di lavoro in Cooperativa abbiamo aperto il Bistrot popolare che ora è gestito anche da ragazzi che frequentano la cooperativa La Rete. Pensate che inizialmente lo gestivamo con ragazzi senza fissa dimora, che arrivavano dalla strada. Una esperienza che mi ha davvero colpito e formato». Ora Lorenzo si occupa soprattutto di formazione, non solo dei ragazzi seguiti dalla Rete: «Cerco di insegnare un mestiere a ragazzi con fragilità, alcuni dei quali hanno difficoltà psicomotorie evidenti. Organizzo laboratori di cucina per bambini delle scuole elementari di Villa Carcina e Sarezzo, nell’ambito di un progetto che si chiama Dal seme al piatto. E ancora organizzo laboratori per i Cps (Centro psicosociale) dell’azienda sanitaria di Brescia».

Una vita dedicata all’accoglienza

Claudio ha sempre fatto ristorazione e accoglienza, i suoi genitori avevano un bar e anche lui alla fine ha iniziato con una trattoria in val Trompia. «Io sono autodidatta: siamo partiti quarant’anni fa con mia moglie e mia cognata e abbiamo imparato facendo». Dopo qualche via vai, un passaggio in val Sabbia c’è stato il ritorno nelle colline di Lumenzane in Val Trompia dove con il figlio (che nel frattempo ha studiato alberghiera) oggi gestiscono la pizzeria Qbio a Sarezzo. Un locale che fa parte della nostra Alleanza Slow Food dei cuochi: «Fare parte di questa rete ci apre nuove possibilità, nuove occasioni di confronto e di scambio. Perché favorisce l’incontro, eventi e situazioni devo posso confrontarmi con i colleghi senza remore e in piena libertà. L’Alleanza apre le porte del mondo: possiamo condividere idee, opinioni e sì anche ricette. Uno scambio non scontato, prima di farne parte il confronto con i colleghi era tutt’altro che scontato».

Cuochi erranti

L’incontro con Slow Food è stato naturale ma soprattutto per entrambi è stato facile lavorare insieme. «Cuciniamo per gli eventi della Condotta: la prima volta è stata la cena di aspettando il Mercato di Padernello» ricorda Lorenzo. «Da lì siamo partiti: in sostanza vedendoci così uniti… la Condotta ha fatto affidamento su di noi, perché ogni cosa che si dice poi si fa!». E da qui la nomea di cuochi erranti, spiega Claudio: «Cuciniamo anche per gli eventi delle Condotte vicine, per esempio quella in Valtellina. Ci piace molto spostarci e lavorare insieme. Per noi sono preziose occasioni di confronto, ci piace osservare che cosa può regalare un territorio, imparare e dare tutto quello che possiamo. Non si può dire che siamo chef gastrofighetti, ecco».

Cosa bolle in pentola

«Con il progetto Ruralopoli, stiamo lavorando per dare vita a una Csa (comunità di sostegno all’agricoltura – quelle che in inglese si chiamano community supported agriculture [ndr]) grazie al progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo – Punto Sud. All’interno di questo abbiamo lavorato alla promozione di un grano evolutivo a Rezzato» coltivato da un giovane della zona che ha messo a dimora diverse specie di grano (fino a 500) che unite tra di loro hanno dato vita a un grano che bene si adatta al territorio: «Io e Claudio ci siamo occupati di capire che cosa si potesse fare con la farina e i risultati sono davvero interessanti».

E noi non vediamo l’ora di avere occasione di sperimentare con le nostre papille. Intanto in bocca al lupo e davvero ai nostri cuochi erranti.

 

Michela Marchi, m.marchi@slowfood.it 

 

 

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