Pesca tradizionale dello stretto di Messina

Presidio Slow Food

Italia

Sicilia

Pesce, frutti di mare e derivati

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Lo stretto di Messina, che separa la Calabria dalla Sicilia, dividendo il mar Ionio dal Tirreno, è protagonista da millenni di migrazioni di popoli e di colonizzazioni. Le gesta dei viaggiatori che hanno percorso le sue acque, nonostante i rischi e i pericoli legati alle correnti impetuose e ai venti, sono state cantate nell’Odissea, dove Scilla che “terribilmente schiamazza” e “l’orrenda Cariddi” segnalano nel canto omerico uno dei punti più ardui da superare, da sempre metafora di ogni rischio e sfida marina.
Lo stretto di Messina è anche uno degli hot-spot di biodiversità più importanti del Mediterraneo, area di transito e migrazione di moltissime specie grazie alla sua particolare posizione di confine fra i bacini occidentale e orientale del Mediterraneo. I fondali, sui quali giacciono relitti di imbarcazioni di tutte le epoche, sono caratterizzati da un sistema di canyon che iniziano dal punto più stretto e meno profondo (64 metri), chiamato la Sella (tra Ganzirri sul lato siciliano e punta Pezzo su quello calabrese), fino alle grandi profondità (3000 metri e oltre), al largo di Siracusa.
La pesca, qui, ha un ruolo speciale da sempre. Tracce del consumo (e quindi della cattura) del tonno in età preistorica sono emerse in vari scavi archeologici dell’area. Plinio elogia il sapore delle murene e la cattura delle rondini di mare è attestata da Pausania.
Tuttora, in queste acque, 11 società di pescatori si dedicano alla pesca costiera, con tecniche tradizionali e reti selettive (lenze, nasse, tremagli, palangari). Tra le specie pescate ci sono seppie, “gamberi di nassa”, cicirelli (Ammodites cicirellus), pesci pettine (Xyrichthys novacula), pesci sciabola (Lepidopus caudatus, localmente “spatola”) e poi il pesce spada, catturato con un metodo antichissimo, che prevede l’uso dell’arpione e delle feluche, piccole imbarcazioni munite di una passerella lunghissima (35-40 metri), dalla quale il lanciatore scaglia la fiocina, e di un albero molto alto (un’antenna di 22 metri), dal quale un segnalatore avvista il pesce e indica la posizione al lanciatore. Insieme a quella del tonno, in passato, la pesca del pesce spada era la più importante e spettacolare. Nel 1862, Lombroso scriveva che numerosi pescatori si dedicavano alla sua cattura, divisi in piccole società di 10 o 20 membri e il cui linguaggio era «d’antichissimo conio greco».
Il pesce spada (Xiphias gladius) ha un peso medio di circa due quintali, ma talvolta raggiunge anche i quattro quintali per quattro metri di lunghezza. Le feluche lo pescano da aprile a giugno lungo la costa calabra e nei mesi di luglio e agosto lungo il litorale messinese, procedendo controcorrente, per riuscire ad avere di fronte il pesce che, invece, segue la corrente. Ogni feluca percorre un tratto di mare assegnatole (la posta) andando avanti e indietro.
Le spadare (redi di grandi dimensioni usate fino a vent’anni fa per la pesca del pesce spada e oggi vietate perché in grado di catturare enormi quantitativi di pesce senza fare distinzione fra specie), sullo stretto non hanno mai attecchito. Le marinerie dei borghi lungo le sue coste hanno invece mantenuto viva nel tempo la pesca artigianale con le feluche.

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Le tecniche di pesca dello stretto si sono consolidate nel tempo sulla base delle esperienze acquisite dai pescatori e dei mutamenti biologici delle specie ittiche. Alcuni sistemi sono comuni a tutte le marinerie mediterranee; altri sono tipici dello stretto e legate alle sue particolarissime condizioni: fondali profondissimi, correnti forti e mutevoli, venti impetuosi e intenso transito delle navi.
I pescatori del Presidio mantengono in vita pratiche tradizionali di pesca che hanno un grande valore culturale e ambientale, impiegando attrezzi selettivi a basso impatto. Tra le specie catturate, anche il pesce spada. Nonostante si tratti di una delle specie più pescate e consumate nel mondo, in questo caso, la sua cattura è pienamente sostenibile e rappresenta un prezioso elemento sociale e culturale da tutelare e valorizzare.
Il Presidio, più in generale, nasce per preservare lo straordinario ecosistema marino dello Stretto di Messina e per riaffermare il valore della piccola pesca locale, un settore a rischio di scomparsa, a causa di politiche globali di pesca che avvantaggiano le grandi flottiglie.

Area di pesca
Stretto di Messina, costa calabrese e siciliana, province di Messina e di Reggio Calabria

Presidio sostenuto da
Comune di Messina
I pescatori
11 società di pescatori che armano 11 feluche (Cooperativa “I Mancuso”, Giuseppe Donato, Luciano Giannone, Domenica Bonanno, Antonina Arena, Concetta Mantarro, Anthony Mancuso, Antonino Mancuso, Impresa Pesca Fortunato Polistena, Cooperativa “Pesca Mare Vivo”, Cooperativa “A Fulua”)
3 di queste armano anche barche a tremaglio, lenze e nasse (I Mancuso, Giuseppe Donato e Antonina Arena).

I pescatori del Presidio sono riuniti nell'Associazione Pescatori Feluca dello Stretto

Nove imbarcazioni sono messinesi e due di Reggio Calabria.

Referente dei pescatori 
Antonella Donato
Tel. 347 3232708
antonelladonato83@hotmail.it

Referente Slow Food del Presidio
Nino Mostaccio
Tel. 3289170297
nino.mostaccio@gmail.com
Le tecniche di pesca dello stretto si sono consolidate nel tempo sulla base delle esperienze acquisite dai pescatori e dei mutamenti biologici delle specie ittiche. Alcuni sistemi sono comuni a tutte le marinerie mediterranee; altri sono tipici dello stretto e legate alle sue particolarissime condizioni: fondali profondissimi, correnti forti e mutevoli, venti impetuosi e intenso transito delle navi.
I pescatori del Presidio mantengono in vita pratiche tradizionali di pesca che hanno un grande valore culturale e ambientale, impiegando attrezzi selettivi a basso impatto. Tra le specie catturate, anche il pesce spada. Nonostante si tratti di una delle specie più pescate e consumate nel mondo, in questo caso, la sua cattura è pienamente sostenibile e rappresenta un prezioso elemento sociale e culturale da tutelare e valorizzare.
Il Presidio, più in generale, nasce per preservare lo straordinario ecosistema marino dello Stretto di Messina e per riaffermare il valore della piccola pesca locale, un settore a rischio di scomparsa, a causa di politiche globali di pesca che avvantaggiano le grandi flottiglie.

Area di pesca
Stretto di Messina, costa calabrese e siciliana, province di Messina e di Reggio Calabria

Presidio sostenuto da
Comune di Messina
I pescatori
11 società di pescatori che armano 11 feluche (Cooperativa “I Mancuso”, Giuseppe Donato, Luciano Giannone, Domenica Bonanno, Antonina Arena, Concetta Mantarro, Anthony Mancuso, Antonino Mancuso, Impresa Pesca Fortunato Polistena, Cooperativa “Pesca Mare Vivo”, Cooperativa “A Fulua”)
3 di queste armano anche barche a tremaglio, lenze e nasse (I Mancuso, Giuseppe Donato e Antonina Arena).

I pescatori del Presidio sono riuniti nell'Associazione Pescatori Feluca dello Stretto

Nove imbarcazioni sono messinesi e due di Reggio Calabria.

Referente dei pescatori 
Antonella Donato
Tel. 347 3232708
antonelladonato83@hotmail.it

Referente Slow Food del Presidio
Nino Mostaccio
Tel. 3289170297
nino.mostaccio@gmail.com

Territorio

NazioneItalia
RegioneSicilia

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CategoriePesce, frutti di mare e derivati