Nell’area jonica reggina, il clima è caldo e mite, le piogge sono frequenti soprattutto in autunno, mentre l’estate è calda e particolarmente secca. In quest’area, specialmente tra i comuni di Monasterace e Brancaleone, si coltiva un’oliva di forma obovata, leggermente asimmetrica, che a maturazione completa assume un colore nero vinoso. La maturazione è tardiva, per cui la raccolta avviene solitamente a novembre. Ha un sapore marcato e deciso, con note vegetali molto aromatiche di muschio, menta, finocchio, basilico, rosmarino e salvia. La pianta è vigorosa, con crescita verticale e chioma piuttosto densa. I rami che producono frutti tendono a crescere verso l’alto e sono ravvicinati tra loro. Le foglie hanno una forma allungata e appuntita, sono di colore verde intenso e di dimensioni medie. I fiori, piccoli e raccolti in unità compatte, sono in media 13 per infiorescenza. Gli oliveti sono gestiti attraverso normali cure colturali, la raccolta si esegue con tecniche tradizionali. I frutti delle piante alte sono abbacchiati con pali lunghi e flessibili (di frassino o di castagno), e raccolti nelle reti o nei teli disposti sotto gli alberi. Le olive delle piante basse sono raccolte a mano e con l’aiuto del pettine. Riempite le cassette, cesti o sacchi, i frutti sono portati al frantoio per la molitura.
In Calabria la diffusione dell’olivo risalirebbe all’arrivo dei primi coloni achei nell’VIII secolo a.C., quando sbarcarono lungo le coste comprese tra Kaulon, Kroton e Sybaris. La presenza e la coltivazione dell’olivo nella colonia di Locri Epizefiri sono ampiamente documentate da reperti archeologici, incisioni e studi sulla cultura e la dieta greca, che attestano l’uso dell’olio in ambito sia alimentare sia rituale e atletico (si impiegava per la cura del corpo e per l’estetica). Il principale tempio locrese era inoltre dedicato a Minerva, divinità alla quale era consacrato l’olivo. Nel Medioevo, intorno all’anno Mille, si registrano nuove testimonianze di olivicoltura nel comprensorio di Mammola attraverso atti notarili di cessione di proprietà. Dopo fasi alterne di abbandono e ripresa nel Rinascimento, la coltivazione dell’olivo si consolidò progressivamente fino a diventare uno degli elementi fondamentali dell’economia agricola calabrese. In particolare, la varietà geracese rappresenta da oltre un secolo una delle cultivar più identitarie dell’area dello Ionio reggino.
La coltivazione è destinata perlopiù al frantoio, tuttavia la grossa viene utilizzata sovente anche come oliva da mensa e nella produzione di conserve, preparazioni in salamoia, paté, e delle tradizionali olive schiacciate.
Stagionalità
L’oliva si raccoglie in novembre.
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Locride (Città Metropolitana di Reggio Calabria)
Il Presidio Slow Food dell’oliva geracese è sostenuto dal Gal Terre Locridee
Di Antonio Gareffa
Locri (Rc)
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