Mandarino del Khasi

India

Meghalaya

Frutta fresca, secca e derivati

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Mandarino del Khasi

Siamo in una delle terre che ospitano gli antenati degli agrumi di tutto il mondo. Tra questi, il mandarino del Khasi (Citrus reticulata): un po’ più grande di una palla da tennis, di colore arancione brillante, difficile da sbucciare e con un succo dolce e aromatico.
Coltivato soltanto nello stato del Meghalaya, cresce sui terreni ripidi ma non ancora montagnosi che corrono lungo il confine tra l’India e il Bangladesh. I frutti migliori si raccolgono nel sud, dove vivono le popolazioni indigene war e war-jaintia, grazie ai terreni calcarei e al clima molto caldo. I villaggi si trovano in fondo a valli ripidissime: per raggiungerli occorre scendere da 5 a 10 mila gradini di pietra per poi risalire con cesti colmi di mandarini legati sulla schiena. In ciascun viaggio i portatori trasportano carichi di 90-100 chili.
I frutti iniziano a maturare in settembre, in concomitanza con i primi cali di temperatura, e dopo tragitti a piedi, lunghi e difficili, raggiungono i banchi dei mercati dei villaggi vicini: Mawphu, Tmar, Pyndengmawlieh, Nongnah.
Coltura tradizionale della zona, il mandarino del Khasi è stato sempre una presenza irrinunciabile nella vita quotidiana delle comunità. Secondo una credenza locale, ha il potere di fugare l’ira e, per questa ragione, si regala per rimediare alle offese.
A differenza di quel che accade nel resto del mondo, in questa regione la riproduzione degli alberi da frutto non avviene per innesto, ma attraverso il seme: si selezionano i semi delle piante più robuste e poi si ripiantano negli orti soltanto gli alberelli più sani. Nei secoli, infatti, gli agricoltori si sono accorti che gli agrumi, grazie alla particolare biologia della formazione del seme, possono essere riprodotti senza perdere le caratteristiche originarie dell’albero e dei frutti. Questo antichissimo metodo di propagazione permette all’albero di entrare in relazione con l’ambiente di coltivazione lentamente ma indissolubilmente: i frutti iniziano ad apparire dopo molti anni ma le piante sono più longeve e hanno un legame più forte con il suolo e il clima.
Ogni comunità ha ricette speciali per conservare i frutti, dopo la raccolta: alcuni li sistemano in buche sabbiose, altri sulla cappa del focolare. Grazie a queste tecniche, i mandarini si conservano fino a marzo, talvolta fino ad aprile.

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A partire dagli anni Sessanta, il legame delle comunità locali con la coltivazione del mandarino si è allentato progressivamente e la produzione è calata nettamente. Le piante sono meno curate, producono sempre meno e spesso rischiano di essere perdute per sempre a causa di diffusi disseccamenti e per il proliferare di insetti che colpiscono anche il tronco. È importante riprendere una corretta selezione del seme per la produzione di nuove piante e promuovere azioni di potatura annuale per ricominciare a gestire, in modo semplice e poco invasivo, le singole piante affinché abbiano una buona vegetazione annuale e mantengano una buona produzione.
La maggior parte delle famiglie cura almeno 200 alberi, ma ci sono anche contadini che arrivano a possedere 4000 piante e che basano su questa produzione tutti i loro introiti. Gli agricoltori, da sempre, trasformano i frutti in marmellate. Oggi si sta tentando di recuperare anche questa tradizione locale rispettando le ricette storiche ma con l’aiuto di una squadra tecnica in grado di rendere il prodotto commercializzabile.
Il Presidio è nato grazie al lavoro di Nesfas (Nort East Slow Food & Agrobiodiversity Society), che si sta occupando anche della catalogazione delle tante varietà di agrumi locali. Inoltre i produttori lavorano in collaborazione con il Dipartimento di Agricoltura del Meghalaya su progetti di formazione tecnica (potatura, selezione del seme...) e di trasformazione per la produzione delle marmellate.

Area di produzione
Villaggi di Mawphu, Tmar, Pyndengmawlieh e Nongnah, sud del Meghalaya

Partner tecnico
Dipartimento di Agricoltura del Meghalaya
A partire dagli anni Sessanta, il legame delle comunità locali con la coltivazione del mandarino si è allentato progressivamente e la produzione è calata nettamente. Le piante sono meno curate, producono sempre meno e spesso rischiano di essere perdute per sempre a causa di diffusi disseccamenti e per il proliferare di insetti che colpiscono anche il tronco. È importante riprendere una corretta selezione del seme per la produzione di nuove piante e promuovere azioni di potatura annuale per ricominciare a gestire, in modo semplice e poco invasivo, le singole piante affinché abbiano una buona vegetazione annuale e mantengano una buona produzione.
La maggior parte delle famiglie cura almeno 200 alberi, ma ci sono anche contadini che arrivano a possedere 4000 piante e che basano su questa produzione tutti i loro introiti. Gli agricoltori, da sempre, trasformano i frutti in marmellate. Oggi si sta tentando di recuperare anche questa tradizione locale rispettando le ricette storiche ma con l’aiuto di una squadra tecnica in grado di rendere il prodotto commercializzabile.
Il Presidio è nato grazie al lavoro di Nesfas (Nort East Slow Food & Agrobiodiversity Society), che si sta occupando anche della catalogazione delle tante varietà di agrumi locali. Inoltre i produttori lavorano in collaborazione con il Dipartimento di Agricoltura del Meghalaya su progetti di formazione tecnica (potatura, selezione del seme...) e di trasformazione per la produzione delle marmellate.

Area di produzione
Villaggi di Mawphu, Tmar, Pyndengmawlieh e Nongnah, sud del Meghalaya

Partner tecnico
Dipartimento di Agricoltura del Meghalaya

Territorio

NazioneIndia
RegioneMeghalaya

Altre informazioni

CategorieFrutta fresca, secca e derivati