Nelle aree agricole lungo la fascia costiera del territorio di Pulsano, in provincia di Taranto, si coltivano da oltre un secolo due tipologie di fagiolo: una con tegumento rosso carminio e una con tegumento biancastro, caratterizzato nella zona ileale da una sottile macchia rosso carminio che richiama le labbra tinte di rossetto; da qui pare derivi il nome dialettale di questo ecotipo “pasulu ti la signura o tintu”. Il fagiolo bianco della Signora è quello attualmente più coltivato in quanto risulta essere meno esigente e quindi più produttivo. La macchia rossa residuale richiama di fatto il legame genetico con il rosso.
La forma dei semi è simile e reniforme, sono lunghi circa 15 mm.
La coltivazione è caratterizzata da due fasi principali: la prima consiste in una piccola semina effettuata a inizio primavera (con raccolto a fine luglio) da cui si ottengono i semi necessari per la semina vera e propria di inizio agosto (con raccolto a ottobre). Prima di entrambe le semine, il terreno è arato ad una profondità di circa 30-35 cm. Questo metodo di coltivazione tradizionale, che in passato garantiva un approvvigionamento sicuro per lunghi periodi, è praticato ancora oggi.
I fagioli erano poi fatti essiccare sui “cannizzi”, stuoie tradizionali utilizzate per l’essicazione degli alimenti.
Pulsano è un paese a vocazione agricola e questo legume ha sempre rappresentato un alimento fondamentale nella gastronomia locale. Tradizionalmente, i fagioli si cuocevano lentamente nella pignata, la tipica pentola di terracotta posizionata nel camino in prossimità della fiamma o sui carboni ardenti. La sera prima della cottura, i fagioli erano setacciati e puliti dalle impurità strofinandoli con acqua e sale, quindi si lasciavano a bagno per tutta la notte. La mattina successiva si risciacquavano e si mettevano a bollire in pentola con abbondante acqua. Una volta eliminata l’eventuale schiuma superficiale, si aggiungeva una cipolla rossa o gialla, il sedano, i pomodori, una foglia di salvia e, a fine cottura, un rametto di rosmarino. Il tutto era lasciato cuocere lentamente per almeno un’ora e salato poco prima del termine della cottura. Il piatto era poi servito in forma di crema calda e condito con olio extravergine di oliva a crudo. I fagioli potevano essere utilizzati anche come sugo con la pasta fatta in casa, con olio al peperoncino e pane raffermo, con il filetto di baccalà cotto a bassa temperatura e rape, o con tentacoli di polpo arrostiti.
I fagioli pulsanesi sono tra gli alimenti principali della dieta locale e sono conservati secchi e consumati tutto l’anno.
Stagionalità
I fagioli di Pulsano secchi sono reperibili tutto l’anno.
Torna all'archivio >Il Presidio si propone di rilanciare la coltivazione coinvolgendo anche altri agricoltori e riproponendoli nella ristorazione locale.
Area di produzione
Comune di Pulsano (Provincia di Taranto)
Presidio sostenuto da
Regione Puglia
Naturalmente Bio
di Federica Tomai
Viale Canne, 67
Pulsano (Ta)
Tel. 340 1646852
naturalmentebio@gmail.com
Villanova di Luogovivo
di Amedeo D’Oronzo
Via delle Aragoste, 21
Tel. 339 3871775
doronzoamedeo@gmail.com
Felice Suma
f.suma@slowfoodpuglia.it
Responsabile dei produttori del Presidio
Amedeo D’Oronzo
Tel 339 3871775
doronzoamedeo@gmail.com

