Orti, ortiche e…sostenibilità!

Il modo per fare grandi cose è quello di fare in realtà piccole cose e farle crescere in modo che diventino grandi.
Paul Graham

Salome Njeri Mwangi è responsabile dell’orto familiare Slow Food di Karirikania in Kenya. L’abbiamo intervistata e ci racconta la sua esperienza.

Come hai conosciuto Slow Food?
Ho conosciuto Slow Food sei anni fa tramite l’Ong Necofa (Network for Eco-farming in Africa) in occasione della nascita del Presidio delle Ortiche essiccate della foresta di Mau. Produco ortiche e, insieme al gruppo di produttori, abbiamo partecipato a diverse formazioni sull’agroecologia e sulla gestione di un orto. Quest’esperienza mi ha ispirato e ho così deciso di avviare il mio orto Slow Food.

Pensi che il progetto del Presidio possa essere un modello utile per salvaguardare le tradizioni culinarie che stanno scomparendo e per rafforzare l’economia locale?
Assolutamente sì. Le ortiche erano quasi scomparse per la deforestazione che, da tempo, ha luogo nella foresta di Mau; mi ricordo però, quando ero ragazza, che le ortiche crescevano spontaneamente in molte foreste di tutto il paese. Attraverso il progetto stiamo assicurando la sopravvivenza di questa pianta coltivandola, consumandola e facendo sì che la sua conoscenza passi da una generazione all’altra grazie al coinvolgimento dei giovani nel progetto. Con la nascita del Presidio abbiamo anche educato i membri della comunità a una dieta sana. Il progetto ci ha incoraggiato ad avviare un piccolo fondo che ci permette di dare piccoli prestiti ai membri del gruppo di produttori a un basso tasso di interesse e di finanziare alcune delle nostre attività in modo da assicurarne la sostenibilità (intende le attività del Presidio).

Il tuo orto è uno dei più belli in Kenya; cosa ti ha ispirata?
Quello che più mi ha ispirato è stata la formazione e il supporto che ho ricevuto da Slow Food, che mi ha permesso di coltivare senza l’impiego di alcun prodotto chimico. Ho anche ricevuto molte visite da diverse organizzazioni (sia locali sia internazionali) a riconoscimento del lavoro che sto portando avanti. Senza dimenticare i benefici per la salute del coltivare cibo in modo sostenibile nel mio orto e i ricavi che derivano della vendita del raccolto. Non ricordo l’ultima volta che ho comprato prodotti al mercato.

Quante persone sono coinvolte e beneficiano dell’orto?
Ho una famiglia estesa di circa 30 persone che beneficiano dell’orto in modo regolare. Circa 500 vicini di casa ne traggono beneficio o comprandone le verdure o partecipando a formazioni. Ho ospitato 52 gruppi di donne provenienti dalla regione settentrionale del Kuresoi e dalle contee meridionali per visite di scambio.

Da quanto tempo si occupa di attività agricole? C’è qualche differenza tra ora che conosce Slow Food e prima, quando non lo conosceva?
Sono agricoltrice da 25 anni ma ho iniziato a coltivare in modo agro-ecologico 5 anni fa circa, quando sono entrata in contatto con Slow Food. Ho beneficiato molto in termini di ridotti costi degli input come fertilizzanti e altri prodotti chimici (combino infatti aloe vera, ortiche, peperoncino, aglio, melassa, …) e sulla vendita: ora, ad esempio, vendo la mia produzione sulla base dei chili e non a borse come facevo un tempo. Questo mi dà più entrate ed evito di essere truffata dai commercianti. Gestisco la fertilità del suolo usando solo letame e compost e ho anche iniziato a moltiplicare i miei semi (conservandoli nel mio magazzino, una piccola banca del seme); alcuni istituti di ricerca indirizzano a me gli agricoltori che necessitano di semi o piantine. Quando ho iniziato i vicini pensavano fossi matto e il raccolto era scarso ma la produzione, negli anni, ha iniziato a crescere. Slow Food mi ha aperto un mondo.

Il Governo keniota ha intenzione di revocare il divieto sugli Ogm, cosa ne pensa?
Ritengo sia un grosso errore. Come agricoltrice penso di avere tutto ciò che mi serve per produrre cibo per la mia famiglia e per la vendita. Alcune delle innovazioni legate alle modificazioni genetiche possono portare malattie i cui effetti su esseri umani e animali non sono ancora del tutto noti e che possono avere conseguenze negative sull’ambiente e sul suolo. Sono convinta che possiamo produrre cibo in modo diverso.

Come parte del progetto Slow Food 10.000 orti in Africa, quale ritiene sia il potenziale del suo orto nel far incontrare le comunità di Karirikania?
Il potenziale è immenso, centinaia di miei vicini e membri della comunità sono stati formati nel mio orto e stanno replicando quanto appreso a casa loro. Credo questo fosse il sogno di Slow Food quando ha lanciato il progetto. Un’Africa sicura dal punto di vista alimentare, nutrita con cibo buono, pulito e giusto con comunità che siano pronte ad affrontare unite le sfide.

Quali sono i suoi piani per il futuro e che messaggio vorrebbe mandare sulle attività che svolge Slow Food?
Vorrei far crescere il mio orto e continuare a diversificare le varietà coltivate oltre che introdurre ai principi dell’agricoltura sostenibile quante più comunità possibile. Vorrei anche incoraggiare Slow Food a continuare a guadagnarsi sempre maggiore visibilità attraverso i mezzi di stampa e i mass media. Tutte le comunità dovrebbero abbracciare l’agricoltura sostenibile come un mezzo per garantire sicurezza alimentare al nostro bel paese.

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