Orgoglioso di essere contadino

In Albania, dove il legame con la campagna viene oggi vissuto con malcelata vergogna, ribadire l’orgoglio del lavoro a contatto con la terra può essere rivoluzionario.

Orgoglio di sé e un’idea forte, semplice e coraggiosa. Talvolta gli ingredienti più importanti non si trovano nelle pagine dei menù: per scovarli bisogna sondare gli occhi e le mani di chi accosta sapori, in sottile equilibrio fra tradizione e freschezza.

Nel villaggio di Fishta
Sono le mani e gli occhi di Altin e Anton Prenga, chiarissimi e sempre in movimento, che danno il benvenuto a chi arriva a Mrizi e Zanave (“l’ombra”, o meglio “il ristoro delle fate”) nel villaggio di Fishta, poche case aggrappate al paesaggio, brullo e fascinoso, dell’Albania nord-occidentale, sospesa tra il tepore argenteo dell’Adriatico e il profilo accigliato e scuro delle Alpi albanesi.

In pochi anni, a piccoli passi, Mrizi e Zanave – ristorante e convivium Slow Food – è diventato un punto di riferimento per chi, in Albania, guarda al futuro senza rinnegare i legami con una tradizione culinaria e culturale profondissima.

«Bisogna contaminare idee e suggestioni, ma conservare i prodotti e i saperi della nostra terra». Coi due fratelli Prenga, rientrati dopo una lunga esperienza lavorativa in Italia e protagonisti di quella che è stata definita una vera rinascita della ristorazione albanese, attraversiamo le giovani vigne di kallmet – antico vitigno locale – che circondano il ristorante.

«L’idea di fondo è qui, intorno a noi, fin dove può spaziare lo sguardo. Quanto proponiamo in tavola, dall’acqua al sorbetto di melograno selvatico, dai formaggi alla carne di capretto e agnello, viene dalla nostra terra».

In un territorio segnato da ristrettezze ed emigrazione, l’intuizione e il lavoro di Altin e Anton hanno creato un sistema integrato, fatto di decine di piccoli produttori, 25 dipendenti, un punto vendita per i prodotti locali, clienti che arrivano non solo da tutta l’Albania, ma anche dai vicini Kosovo e Montenegro.

Il tutto tenuto insieme da una cucina in grado di essere insieme nuova e antica. E di restituire orgoglio e senso di appartenenza. «L’ho scritto anche su una maglietta “krenar qe jam fshatar”, sono orgoglioso di essere contadino», dice sorridendo Altin. Una frase quasi rivoluzionaria in Albania, dove il legame con la terra viene oggi vissuto con malcelata vergogna. Un orgoglio che si ravviva all’idea di «servire agli stessi tavoli primi ministri e gente di paese». «Perché» sottolinea Anton, «promuovere il locale significa poter offrire a prezzi più bassi. E l’esperienza della nostra cucina deve essere accessibile a tutti».

Fino al cuore di Tirana
Puntare sul locale, però, non vuol dire arroccarsi nel localismo. Ecco perché i fratelli Prenga sono tra i primi sostenitori dell’Alleanza tra i cuochi e Slow Food, iniziativa che dovrebbe sbarcare presto in Albania e coinvolgere i cuochi del territorio, che si impegnano a utilizzare nei propri menù prodotti dei Presìdi Slow food e dell’Arca del gusto. Un modo consapevole di creare legami e contaminazioni tra locale e globale. Anche in tavola.

Un’iniziativa che arriva fino al cuore di Tirana. Tra gli chef coinvolti c’è Bledar Kola, giovane talento della nuova ristorazione albanese, stagista al prestigioso Noma di Copenaghen e ora lanciato in una nuova avventura al Bacchus, aperto da pochi mesi nel centro della capitale albanese. Mentre mescola con sapienza elementi tradizionali, come le sfoglie del burek, con delicate insalate, più vicine al gusto occidentale, Bledar parla con visibile ammirazione del lavoro dei fratelli Prenga.

«Qui, in città, però le sfide aperte sono tante e diverse» dice Bledar, mentre inforna bistecche d’agnello, “il re della cucina albanese”, accompagnato da una mousse a base di panna acida, uova e melanzana. «Credo che, nella nuova realtà di Tirana, che si apre al mondo pur volendo restare sé stessa, la parola chiave sia “equilibrio”: fra tradizione e novità, tra locale e internazionale, tra aspettative e capacità di proporre un cambiamento». Un equilibrio sottile, per nulla scontato, ma carico di prospettive e potenzialità, su cui cammina il futuro del rapporto tra cucina, identità, trasformazione, ricchezza culturale e sostenibilità economica. Anche in Albania.

di Francesco Martino

 

Slow Food e VIS Albania (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) – in collaborazione con il Ministero albanese dell’Agricoltura, Sviluppo Rurale e Gestione delle Acque – sono lieti di annunciare il lancio dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi in Albania, il 19 giugno 2015! Clicca qui per saperne di più!

 

Guarda le foto dei cuochi Slow Food in Albania (©Ivo Danchev)!

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