Oltre la birra

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Teo Musso e la cola Baladin con le noci del Presidio Slow Food della Sierra Leone

 Il birrificio artigianale Baladin sostiene gli orti   in Africa di Slow Food

Le spezie africane in una delle sue birre preferite, i viaggi, una Cola autentica, prodotta con le noci del Presidio in Sierra Leone, e un progetto futuro: aprire un birrificio in Africa, per realizzare birre legate all’agricoltura di quel continente. Teo Musso, fondatore e anima del Baladin, racconta il suo legame profondo con l’Africa e annuncia la sua iniziativa più recente: sostenere il progetto 10.000 orti in Africa.

Il birrificio Baladin nasce come brewpub nel 1996 a Piozzo, un piccolo paese che si affaccia sulle Langhe, in Piemonte, ad opera del mastrobirraio Teo Musso già proprietario dal 1986 dell’omonimo pub, conosciuto anche per una particolare sala coperta da un tendone da circo. Un arredo non casuale: baladin in francese arcaico significa cantastorie e l’idea di questo locale unico nasce proprio da un circo itinerante francese e nello specifico dal suo fondatore François Bidon, grande amico di Teo Musso. Teo viene identificato come uno dei “papà” del movimento birrario artigianale in Italia e suo “porta bandiera” nel mondo. Oggi, pur avendo aperto locali in tutto il mondo, non ha dimenticato il rispetto della qualità delle materie prime e l’importanza dell’artigianalità. Inevitabile quindi, l’incontro con Slow Food e la condivisione di un percorso comune, che conta ormai numerose tappe: dagli eventi (Salone del Gusto e Terra Madre, Cheese) al Master della birra alla realizzazione della Cola Baladin (bevanda naturale ottenuta dalle noci di Cola del Presidio Slow Food della Sierra Leone).

«Devo molto a Slow Food e all’amico Carlin», ci racconta Teo. «La storia del mio birrificio si è intrecciata più volte con le iniziative culturali di Slow Food. L’associazione è stata tra le prime realtà a credere che si potesse produrre birra artigianale in Italia e ha reso concrete numerose proposte a sostegno della diffusione della sua cultura, basti pensare ai Master of Food, al Salone del Gusto e ovviamente alla Guida alle birre d’Italia [di Slow Food Editore, ndr]. «Quando ho iniziato a distribuire la mia birra “fuori dai confini di Piozzo”, ho acquistato una guida Slow Food per selezionare i ristoranti cui inviare i campioni, partendo dal presupposto che, essendo delle eccellenze selezionate da un soggetto autorevole e no profit, fossero aperte a nuove esperienze gastro-culturali, proprio come quella che stavo proponendo. Oggi il rapporto con Slow Food è più strutturato ma l’obiettivo è sempre lo stesso: fare cultura. Abbiamo prodotto una Cola con un Presidio africano di cui siamo molto orgogliosi e sosteniamo iniziative anche grazie al riscontro positivo che gli appassionati di Baladin riservano alle nostre proposte. Inoltre è stata realizzata una serie limitata di bottiglie etichettate “We Feed The Planet” vendute durante un nostro evento (Baladin Open Fest Torino) con lo scopo di contribuire a sostenere questa splendida iniziativa. Anche noi siamo agricoltori, forse più avvantaggiati di altri, ma condividiamo lo spirito guida: l’amore per la Terra».

Ora Baladin ha scelto di sostenere anche uno dei progetti più ambiziosi di Slow Food, la realizzazione di 10.000 orti in Africa. Il suo contributo sarà destinato a quattro orti, due in Sudafrica (orti comunitari di Mawisa e Mvuleni) e due in Marocco (orti scolastici Anasr Ain Aouda e di Iben Zaydoun, a Skhirat).

«Produco in Italia perché credo nell’Italia e nel frutto della sua Terra», continua Teo «Sono però legato all’Africa dall’amore per quel Continente, in cui sono stato più e più volte. La mia compagna è africana e una delle birre che più amo è prodotta con spezie che ricordano i profumi intensi del Marocco. Ho in progetto, in un futuro prossimo, di impegnarmi a realizzare un Baladin Africa, un birrificio che nascerà non per produrre le birre che conoscete ma per farne di nuove, dedicate all’Africa e possibilmente alla sua agricoltura».

«Sostenere i 10.000 orti in Africa è un passaggio fondamentale in un percorso di crescita personale e di consapevolezza della mia azienda. Con la Cola abbiamo voluto far conoscere cosa sta dietro alla versione autentica della bevanda più globalizzata al mondo, qual è il frutto da cui prende il nome e dove nasce. Da qui la scelta di azzardare la colorazione amaranto, insolita per una bevanda che siamo soliti vedere di tutt’altro colore. Gli orti, invece, sono prima di tutto una soddisfazione personale ma spero, in un’ottica futura, possano essere l’inizio di una collaborazione attiva, utile a far crescere il lavoro dei contadini impegnati nel progetto».

Scopri gli orti sostenuti da Baladin, cercali sulla mappa geolocalizzata e sostieni anche tu il progetto di Slow Food!

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