Nascono i club Slow Food nelle scuole in Tanzania

«Anche se l’approccio al cibo di Slow Food è lento, i giovani devono adottare velocemente mezzi per prevenire ulteriori danni all’agro-biodiversità».

Helen Nguya, coordinatrice del progetto degli orti Slow Food in Tanzania per la condotta di Lishe, trasmette il senso dell’idea di promuovere la nascita di Club Slow Food e di farlo proprio nelle scuole, coinvolgendo le giovani generazioni.

Da dove arriva il cibo che mangiamo? Com’è prodotto? In che modo è connesso con la nostra cultura e la nostra identità? Come produrre cibo in modo sostenibile, rispettoso dell’ambiente? Sono queste alcune delle domande su cui rifletteranno i ragazzi dei neonati club scolastici di Arusha, in Tanzania.

Il lancio dei club ha avuto luogo ufficialmente sabato 13 febbraio presso il Faraja Vocational Training Center alla presenza di circa 200 persone, tra cui gli studenti degli orti scolastici Slow Food della regione insieme ai loro professori, i membri della rete Slow Food in Tanzania ed alcune autorità locali. Ospite d’eccezione alla cerimonia di lancio è stato l’Ambasciatore d’Italia in Tanzania. «Ammiro l’ l’encomiabile impegno di Slow Food  per la  difesa  della  biodiversità  e  dei  diritti  dei  popoli  alla  sovranità  alimentare, per la lotta  contro  l’ omologazione  dei  sapori,  l’agricoltura intensiva e le  manipolazioni genetiche», sottolinea nel suo discorso l’ Ambasciatore Luigi Scotto. «Esprimo il mio più vivo apprezzamento e la mia gratitudine per l’avvio di un progetto che, attraverso le scuole, intende promuovere la produzione di cibo ecosostenibile e educare le giovani generazioni ad un consumo alimentare più corretto» prosegue, rivolgendosi ai referenti della Condotta Slow Food locale.

I club hanno uno scopo principalmente educativo: far crescere nei ragazzi una nuova consapevolezza rispetto alle loro scelte alimentari, promuovendo il consumo di prodotti locali e la conoscenza delle varietà indigene. Per questo, gli studenti dei club saranno impegnati in laboratori di educazione sensoriale, lezioni di cucina oltre che naturalmente nelle attività orticole. I primi 10 sono infatti stati creati nelle scuole che già ospitano un orto Slow Food.

«Occorre documentare il valore dei prodotti locali, prodotti secondo i principi slow del buono, pulito e giusto, sia per i benefici sulla salute che per i ritorni economici: solo così ci potrà essere un cambiamento di rotta», commenta Lyne Ukio, fiduciaria della Condotta di Lishe che ha lanciato l’iniziativa.

Molto importante il ruolo della rete giovani di Slow Food. «L’impoverimento della biodiversità non è qualcosa da prevenire, è già una realtà sotto gli occhi di tutti. I giovani devono essere uniti per prevenire ulteriori danni», sostiene Reguli Damas Marandu, coordinatore della rete nella regione di Arusha. «I giovani non sono solo la generazione futura ma anche la generazione del presente, quindi devono agire ora», chiude il Consigliere di Distretto del Governo Locale.

L’adesione al programma è aperta a tutte le scuole del distretto di Arusha ed in ciascuna scuola potranno essere formati anche più club. Per l’iscrizione è necessario semplicemente essere studenti, sensibili ai valori che il movimento Slow Food promuove, curiosi di saperne di più sul cibo e disposti a mettersi in gioco con un pizzico di creatività. Ogni club avrà un comitato di gestione che ne deciderà le attività composto da 6 membri (un Presidente, un tesoriere, un segretario e l’insegnante coordinatore). L’iniziativa è stata pensata per essere auto-sostenibile: dalle attività realizzate dagli studenti si trarranno le risorse per le iniziative future.

 

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