Attraverso i propri progetti, Slow Food tutela da sempre le razze autoctone e valorizza il lavoro di chi le alleva salvaguardando al tempo stesso un patrimonio ambientale e culturale. In particolare, attraverso 58 Presìdi Slow Food sulle razze animali aiutiamo gli allevatori e i pastori a preservarle, mentre nel catalogo dell’Arca del Gusto, dove sono segnalate le razze da salvare, ne sono incluse ben 340.

In Uganda, ad esempio, è stato recentemente avviato il Presidio della vacca ankole, una razza rustica e dalla duplice attitudine, perfettamente adattata alle condizioni climatiche locali. L’ankole è un animale imponente, dalle lunghe corna bianche, ed è allevata nella Rift Valley, lungo il confine tra Uganda e Ruanda (ma alcuni capi sono presenti anche in Burundi), in una striscia semi-arida detta “corridoio del bestiame”. Il governo del paese, tuttavia, sostiene l’allevamento di razze internazionali come la frisona, più produttiva.

In Sicilia, il suino nero dei Nebrodi è una razza frugale e resistente, che negli ultimi anni ha visto ridursi considerevolmente il numero dei capi (attualmente si può presumibilmente stimare la presenza di circa 2000 animali). L’estinzione di questa razza suina (una delle poche sopravvissute in Italia) costituirebbe una grave perdita per il patrimonio genetico, ma anche e soprattutto per l’economia locale e per il piacere gastronomico: il nero dei Nebrodi, infatti, offre carni di altissima qualità.

Negli Stati Uniti, il bisonte delle grandi pianure americane è un ospite illustre dell’Arca del Gusto. Un tempo i capi di bestiame ammontavano a 30-70 milioni di unità, e pascolavano dall’Alaska fino alla zona settentrionale degli Stati messicani, e dalla costa orientale alla costa occidentale del Nordamerica. Questi animali costituivano un’inesauribile scorta di cibo e di materie prime per attrezzi, vestiti, riparo e altri prodotti. Il loro declino è giunto soltanto con l’espansione euro-americana verso ovest alla fine del diciannovesimo secolo, quando la loro popolazione si ridusse ad appena un migliaio di unità. Ma grazie agli sforzi inter-culturali dei proprietari di ranch, dei gestori di terreni pubblici e delle Nazioni tribali, il bisonte delle grandi pianure si attesta oggi sulle 400.000 unità.

In Corea del Sud il pollo nero ogye di Yeongsan si distingue da tutti gli altri per il colore. Neri le piume, la pelle, gli artigli, il becco, gli occhi e la cresta che, talvolta, può avere delle sfumature rossastre. Il suo periodo di crescita è di circa un anno e, quindi, cinque volte superiore a quello di altri polli, e le uova sono prodotte solo a partire dall’ottavo mese con una frequenza di circa un uovo a settimana. Si tratta dunque di una razza poco produttiva e meno remunerativa rispetto ai polli comuni e, per queste ragioni, è ormai quasi estinta.

 

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