Nei Paesi Baschi francesi un gruppo di produttori fermiers di diverse filiere ha deciso di riunirsi per difendere e valorizzare il patrimonio di biodiversità della regione e promuovere il contatto diretto tra produttori e consumatori.

Tra loro, nei suoi 10 ettari di terra Christian Aguerre, insieme ai suoi soci, alleva non più di 70 maiali baschi del Kintoa  (Presidio Slow Food) ogni anno, polli e ovaiole, coltiva diverse varietà di vegetali come il peperoncino piccante di Espelette, e raccoglie le mele di antiche varietà locali dai meleti che ha deciso di piantare per contribuire al loro rilancio sul mercato. Tra poco Aguerre aprirà anche un ristorante, che sarà anche un punto di incontro per i produttori, area pedagogica per adulti e bambini e piccola boutique per far vedere al cliente il circuito completo del prodotto e per informarlo sui progetti a salvaguardia della biodiversità sviluppati nella regione.

Maiale basco del Kintoa
Nei Paesi Baschi, una razza locale di maiale è allevata all’aperto nel rispetto del benessere animale

Nell’isola siciliana di Ustica crescono le lenticchie più piccole d’Italia, tutelate da un Presidio Slow Food.

Quattro aziende di produttori – tutte convertite al biologico – le coltivano in rotazione con il grano, non utilizzano fertilizzanti chimici né erbicidi, hanno razionalizzato il sistema di trebbiatura e hanno migliorato le tecniche di conservazione, eliminando i trattamenti chimici post-raccolta. I produttori, inoltre, lavorano insieme (nel 2008 hanno creato un’associazione) coinvolgendo le rispettive famiglie e insieme, hanno recuperato, ripulito e rimesso in coltivazione terreni abbandonati e hanno liberato da sterpaglie e arbusti gli antichi muretti a secco dell’isola. La lenticchia di Ustica ha consentito a un gruppo di giovani di rimanere a Ustica e di vivere di agricoltura, tutelando al contempo il fragile ecosistema dell’isola.

Lenticchia di Ustica
A Ustica quattro produttori coltivano lenticchie secondo i princìpi dell’agricoltura biologica

 Non solo in campagna, anche in città! In Europa ci sono moltissimi esempi di orti urbani gestiti dalla comunità.

Già dal 2009, l’associazione non profit Nomadisch Grün ha preso in affitto un’area dismessa della Morizplatz, nel quartiere di Kreuzberg a Berlino e l’ha trasformata in una fattoria urbana mobile: il Prinzessinnengarten, un orto e insieme un esperimento sociologico, dove accanto a verdure biologiche si seminano e si raccolgono idee per la città del futuro. A differenza della normale orticoltura urbana qui al Prinzessinnengarten si lavora in maniera collettiva, ogni profitto è reinvestito nel progetto, i cui scopi principali sono la riqualifica del quartiere e attività educative. Altrove, a Todmorden in Gran Bretagna, dal 2008 è attivo il progetto Incredible Edible Todmorden, che nel tempo è diventato uno straordinario esempio di come si possa trasformare il rapporto col cibo e salvare l’ambiente, partendo dall’orto.

L'orto del Prinzessinnegarten
Nel quartiere di Kreuzberg a Berlino, il Prinzessinnengarten è una fattoria urbana mobile.
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