In Brasile, buone pratiche per il benessere delle api senza pungiglione

Domandate a un brasiliano quali concetti associa alla parola “ape”. La risposta sarà sempre la stessa: “miele” o “pungiglione”.

Eppure, come osserva l’ecologista e collaboratore di Slow Food Jerônimo Kahn Villas-Bôas, le api dotate di pungiglione (apis mellifera) sono una specie di importazione, introdotta in Sud America dagli ordini religiosi europei. Da allora l’apicoltura brasiliana è cresciuta fino a trasformarsi in una colossale industria regolamentata dal governo. Pochissimi, in compenso, conoscono le api indigene senza pungiglione che le popolazioni locali allevano da secoli.

Nel 2015, in collaborazione con il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, Slow Food ha curato una mappatura della biodiversità agricola nell’ecosistema della Caatinga, nello stato nordorientale di Bahia. Sono state identificate quattro varietà di miele prodotto da api indigene: miele di ape jatai, miele di ape mandaçaia (Quadrifasciata), miele di ape munduri e miele di ape moça branca. Tutte e quattro le varietà sono salite a bordo dell’Arca del Gusto. Altre due tipologie di miele prodotto da api indigene – il miele di ape jandaíra e il miele di ape mandaçaia (mandacaia) – erano già state catalogate in occasione di precedenti mappature, mentre un’altra varietà, il miele di ape Tiúba, è in corso di candidatura.

Che cosa accomuna tutte queste tipologie di miele?

Oltre al fatto di costituire alimenti autoctoni endemici della regione, prodotti in piccolissime quantità dalle comunità del cibo al di fuori di qualunque regolamentazione governativa, i mieli di api senza pungiglione sono spesso contraddistinti da un basso grado di viscosità e da un gusto acidulo, caratteristiche dovute alle varietà di fiori dalle quali proviene il nettare (alcune delle quali esistenti solo nella Caatinga).

Garantire alle api un accesso agevole ai loro alimenti di predilezione è indiscutibilmente un aspetto prioritario della tutela del loro benessere. Gli apicoltori che si occupano della raccolta del miele (quasi sempre giovani e donne) si stanno dando da fare in questo senso, favorendo la proliferazione delle piante indigene da fiore dalle quali le api traggono il loro nutrimento. Dal 2015 si sono riuniti nel Presidio Slow Food del miele di ape mandaçaia della Caatinga, che si adopera per proteggere dall’estinzione le api indigene e le non poche varietà vegetali la cui impollinazione dipende dalla loro presenza, come la palma del licurì, un pilastro dell’ecosistema locale, le cui noci garantiscono un fondamentale apporto nutritivo a varie specie animali.

A partire dall’esperienza della rete dei meliponicoltori del nordest e del nascente Presidio del miele di ape mandaçaia della Caatinga, e con il supporto scientifico di due istituti universitari (la Uesb e la Ufba), Slow Food ha redatto una guida alle buone pratiche e realizzato un manuale (in lingua portoghese) per assistere i giovani apicoltori nelle loro attività: Buone pratiche per il benessere delle api indigene senza pungiglione. L’obbiettivo è creare consapevolezza sui vari problemi che concernono queste specie e consolidare il Presidio e la rete degli apicoltori Slow Food della regione nordorientale, che esercitano costanti pressioni sul governo brasiliano per indurlo a riconoscere e regolamentare ufficialmente la produzione del miele di queste api indigene senza pungiglione, e quindi a tutelare la biodiversità e le comunità del cibo che da essa traggono sostentamento.

Francisco Melo, apicoltore del Rio Grande do Norte, racconta: “Entrare a far parte della rete Terra Madre è stato come entrare in un universo magico, contagioso e ricco di esperienze, al punto che le esperienze quotidiane si susseguono più rapide delle parole. La forza che il movimento Slow Food mi ispira si può esprimere citando le parole di Pessoa: ‘Dal mio villaggio vedo tanta terra quanta ne puoi vedere tu nell’universo. Per questo il mio villaggio non è meno grande di qualunque altra terra. Perché la mia grandezza è in quello che vedo, non nella mia statura’”.

 

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