«La diversità nelle razze di bestiame e nelle varietà di piante coltivate può essere considerata come una sorta di vocabolario grazie al quale è possibile rispondere adeguatamente alle esigenze della grande diversità di territori…».
Wendell Berry

La Fao ha pubblicato nei giorni scorsi il Secondo rapporto sullo stato delle risorse genetiche degli animali da allevamento.

La prima sezione del rapporto offre una serie di dati significativi e preoccupanti:

Il 17% delle razze allevate è a rischio*. Questa percentuale rappresenta un totale di 1458 razze, comprese quelle che si sono già estinte. Però, poiché sul 58% di esse non si hanno informazioni adeguate, lo stato della biodiversità animale legata alla produzione alimentare potrebbe essere anche peggiore di quello rilevato. Dal 2005 al 2014, la percentuale delle razze a rischio è cresciuta del 2%.

Fra i mammiferi, le razze a rischio rappresentano il 16% (per un totale di 955 razze) e le avicole il 19% (per un totale di 503 razze).


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La regione con la maggiore proporzione di razze a rischio è l’Europa e il Caucaso (31% dei mammiferi e 35% degli avicoli), seguita dal Nord America (16% dei mammiferi). Ma va detto che nelle altre regioni vi è un’alta percentuale di razze per le quali non vi sono dati sufficienti. La Fao sembra collegare questo dato all’esistenza di allevamenti industriali altamente specializzati, dove la produzione è dominata da un numero limitato di razze ad alto rendimento.

Nel 2012, al mondo esistevano 1,5 miliardi di bovini (1 ogni 5 esseri umani), 1,2 miliardi di ovini (uno ogni 6 esseri umani), circa un miliardo di caprini (uno ogni 7 esseri umani), un miliardo di suini (uno ogni 7 esseri umani) e più di 21 miliardi di avicoli (3 per ogni persona). Questi numeri complessivi fanno riferimento a un numero sempre più limitato di razze.


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Il direttore generale della Fao Graziano da Silva, nella premessa del rapporto sottolinea come le razze allevate contribuiscano direttamente al sostentamento di milioni di persone, tra cui il 70% dei poveri nelle comunità rurali del mondo. Alla biodiversità delle razze animali è dunque riconosciuto un ruolo di fondamentale importanza per l’agricoltura, lo sviluppo rurale e la sicurezza alimentare e nutrizionale.

Il rapporto evidenzia come il destino delle singole razze e la loro probabilità di sopravvivenza siano strettamente interconnesso all’utilizzo che se ne fa e al ruolo che assumono da molteplici punti di vista: per la produzione alimentare, per le funzioni socioculturali ed ecologiche che svolgono, perché costituiscono un fattore determinante nell’alleviare la povertà e nel garantire lo sviluppo…

Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità ha dichiarato in proposito: «Nella storia della natura e dell’uomo l’estinzione di specie e di razze è sempre stata una cosa normale. Però, nella storia naturale, mentre alcune specie e razze scomparivano altre naturalmente le sostituivano. La differenza sostanziale, adesso, è che l’uomo coi ritmi e le logiche tipici dei processi industriali ha accelerato questo processo obbligando di fatto la natura ad accettare solo alcune razze. La produzione industriale di carne, latte e uova si fonda su un numero limitato di razze ad alto rendimento: non più di una trentina in tutto il mondo. La selezione genetica delle razze commerciali, in mano a poche multinazionali, punta su animali altamente produttivi e adatti all’allevamento intensivo e marginalizza tutte le razze locali, che rischiano di scomparire una dopo l’altra. Di questa forzatura stiamo iniziando solo ora a comprendere il costo genetico, economico, ma soprattutto culturale. Quest’ultimo è un aspetto di solito trascurato, di cui bisogna però sottolineare l’importanza: se si perde una razza si perde con essa il rapporto culturale con la nostra storia e con il nostro modo di operare».

Interpellato sul significato di queste percentuali, José Bové, parlamentare europeo, attivista e portavoce del movimento Via Campesina, ha dichiarato:

Come ovviare a questa erosione crescente?

Secondo la Fao, le priorità strategiche si possono riassumere così: migliorare la conoscenza delle caratteristiche dei diversi tipi di risorse genetiche animali (AnGR), dei sistemi di produzione in cui sono conservate e delle tendenze che interessano tali sistemi di produzione; sviluppare quadri istituzionali più forti; migliorare la conoscenza, l’istruzione, la formazione e la ricerca in tutti i settori; rafforzare le strategie e i programmi di allevamento; espandere e la diversificare i programmi di conservazione. Non ultimo, si evidenzia la necessità di dedicare notevoli risorse finanziarie e supplementari per migliorare la gestione sostenibile delle AnGr.


* La dicitura “a rischio” per la Fao include le razze estinte, le razze critiche – con popolazione di femmine inferiore o pari a 100 e popolazione di maschi inferiore o pari a 5 – e le razze minacciate – con popolazione di femmine compresa fra le 100 e le 1000 unità e con popolazione di maschi compresa fra le 5 e le 20 unità.

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