Eataly sostiene gli orti Slow Food in Africa

Abease è una vecchia città nel distretto di Pru, in Ghana. Qui, la tribù degli abease bono ha creato un orto scolastico dove 325 studenti tra i 9 e i 17 anni coltivano arachidi, fagioli, soia, peperoni, pomodori, melanzane e aleefu (un ortaggio a foglia locale). Parte dei prodotti dell’orto è venduta a chi ha l’incarico di preparare i pasti della scuola. L’orto di Afmana, invece, si trova nel comune di Ouangolo, una grande città nella regione arida delle Savane nell’estremo nord della Costa d’Avorio. Sono venti donne a gestirlo e la maggior parte dei prodotti è destinata al consumo familiare. Solo una piccola frazione è venduta al mercato e parte dei guadagni è messa in comune sotto forma di contributo all’orto per coprire le spese legate alla sua gestione.

In Tanzania, sui terreni del convento di Mkiwa, una congregazione di missionarie polacche ha creato un orto molto importante per migliorare la nutrizione dei bambini che frequentano l’asilo da loro gestito. Nell’orto si trovano varietà di amaranto, cavolo di Abissinia, cipolla, manioca, zucche, papaya, more, guava, moringa, aloe vera, neem e calendula africana.
L’orto non è solo fonte di cibo, ma anche occasione per organizzare eventi di formazione sull’agricoltura biologica e la conservazione e la condivisione dei semi. L’orto della famiglia Naluyanda, in Zambia è gestito da una vedova di 29 anni che, grazie a questa fonte di sostentamento, riesce a supportare i sei membri della sua famiglia.

Queste sono solo alcune delle storie legate al progetto Diecimila Orti e alla rete che Slow Food sta creando nel continente africano. Grazie a una rete di persone e comunità che ogni giorno decidono cosa coltivare e mangiare e si impegnano nel recupero di colture e saperi tradizionali che stanno lentamente scomparendo, gli orti stanno diventando una fondamentale voce a favore della sostenibilità e della sovranità alimentare.
Questo progetto non potrebbe esistere senza il sostegno delle centinaia di condotte e altre realtà legate al mondo Slow Food: privati, aziende e associazioni che hanno creduto nel progetto sin dal suo avvio, nel 2010, quando gli orti erano poche decine, e hanno continuato a crederci e a sostenerlo a mano a mano che il progetto ha moltiplicato il numero di orti, paesi, persone e partner coinvolti.

Da quest’anno, si è unito al gruppo dei sostenitori anche Eataly.
Grazie al suo contributo saranno realizzati 330 orti, in Burkina Faso, Costa d’Avorio, Etiopia, Ghana, Guinea Bissau, Kenya, Malawi, Nigeria, Ruanda, Somalia, Sudafrica, Tanzania, Togo e Zambia e in molti altri paesi.

«Realizzare 10.000 orti nelle scuole e nei villaggi africani», ha commentato Carlo Petrini, «significherà non solo garantire alle comunità cibo fresco e sano, ma anche formare una rete di leader consapevoli della propria terra, protagonisti del futuro di questo continente. Il sostegno di Eataly, che durerà per i prossimi due anni, sarà di grande importanza affinché si raggiunga questo importante obiettivo e si dia l’opportunità ai nostri coordinatori nei diversi paesi di avere sempre più voce in capitolo, per la creazione di un modello agroalimentare africano d’esempio per le future generazioni».

«Carlin mi ha spiegato che il modo migliore per affrontare il tema della scarsità di cibo in alcune nazioni del mondo è quello di aiutare quei popoli a scoprire la propria biodiversità agricola, favorendo la nascita di leadership indigene che si assumano la responsabilità di far nascere un’agricoltura di territorio dedicata alla gente di quel territorio», dichiara Oscar Farinetti e continua «Ho capito che la realizzazione di orti in Africa è la via più rapida per favorire questa soluzione. Dunque ci siamo posti l’obiettivo di finanziare 1000 orti in 3 anni. Abbiamo assolto questo impegno per il primo anno e ora stiamo lavorando per completare il progetto nei prossimi due anni. Come si sa Eataly non vive di contributi pubblici bensì del profitto generato dal proprio lavoro di commercio. Una buona parte di questo profitto viene dedicata ad attività di servizio pubblico, il resto allo sviluppo. Gli orti in Africa rappresentano per noi oggi la parte più rilevante dell’attività rivolta al servizio pubblico. »

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