Dai paesaggi indigeni dell’Egeo, un nuovo Presidio per difendere l’olio extravergine di oliva

Chi ha avuto modo di visitare la Turchia negli ultimi anni sa bene quanto il paese sia profondamente mutto in ogni suo aspetto: sociale, politico, economico e purtroppo anche ambientale.

La speculazione edilizia è sempre più diffusa, in un contesto in cui il settore costituisce un’importante fetta del Pil, anche nel settore delle opere pubbliche: megalomani infrastrutture, dighe faraoniche, autostrade, miniere. Basta un dato per dare un’idea dell’impatto ambientale e culturale di questa trasformazione: nel 2023 non ci sarà più un solo fiume in tutta la Turchia a scorrere libero verso il mare, tante sono le dighe e le centrali idroelettriche costruite; tra queste, anche quella che inabisserà la città di Hasakeyf e il suo vecchio ponte sul Tigri, consegnando ai libri di storia un’intera vallata nel cuore della Mezzaluna fertile, culla dell’umanità.

Da anni tutta la rete di Slow Food in Turchia si batte contro questo modello di sviluppo miope, che ignora le comunità locali, deturpa il territorio, e depaupera la biodiversità, anche agroalimentare.

Proprio per questo, Slow Food ha raccolto la sfida lanciata da Doğa Dernegi – una organizzazione locale che unisce giovani ambientalisti da tutto il Paeseer che da quattro anni si batte per preservare i paesaggi olivicoli dell’Egeo, che loro definiscono “paesaggio indigeno”.

Indigeno perché gli uliveti che adornano le colline di Izmir sono habitat unici, creati dall’uomo, in cui il bestiame e la produzione di olio d’oliva coesistono armoniosamente da migliaia d’anni. Qui, gli alberi e la gestione del raccolto delle olive sono di proprietà delle famiglie locali, mentre i pascoli sottostanti sono gestiti secondo un complesso modello di cogestione detto “orfene”. La pastorizia e l’olivicoltura (esclusivamente di ulivi selvatici innestati), ha dato vita a un paesaggio e a un ecosistema unici nel suo genere, incredibilmente ricchi di biodiversità.

I paesaggi olivicoli indigeni dell’Egeo sono oggi sempre più a rischio, anche per i crescenti investimenti nell’olivicoltura intensiva, che portano alla creazione di nuovi impianti rivolti esclusivamente alla produzione, molto spesso recintati.

Slow Food lavora adesso assieme a Doğa per aiutarli a produrre un olio extra vergine di qualità che rispecchi la ricchezza del territorio e la sua storia.  Il Presidio inizialmente coinvolge due comunità (i monti Menteşe e Kızıldağ) ma in futuro potrà abbracciare produttori e territori su entrambe le sponde dell’Egeo, in un innovativo presidio transnazionale pienamente in sintonia con le battaglie che Slow Food conduce per sostenere le produzioni olivicole di qualità, tutelare il paesaggio, e salvaguardare le cultivar autoctone.

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