Cucinare per la pace

Già il celebre filosofo tedesco Feuerbach sosteneva, più di due secoli fa, che “siamo quello che mangiamo” e più precisamente che l’alimentazione gioca un importante ruolo per la definizione della cultura umana. Certo è che il cibo rappresenta una parte fondamentale della vita quotidiana di ciascuno di noi. Può, oltre che nutrimento vitale, essere anche strumento? Slow Food lo crede fin dalla propria nascita e, mettendolo al centro della sua filosofia, lo lega alle comunità, ai territori e ai saperi tradizionali.

L’organizzazione giapponese Peace Kitchen, partner di Slow Food per la realizzazione del progetto 10.000 orti in Africa, è sulla stessa lunghezza d’onda. Per Peace Kitchen la cucina tradizionale giapponese, o washoku, è legata al rispetto per il cibo e a un senso di pace; è molto più che cibo, è polo catalizzatore di creatività, conoscenza e mezzo di aggregazione.

Cucinare per la pace. Questo è lo spirito con cui si è svolta in Kenya, il 4 settembre, una Food Community Experience organizzata dalla rete Slow Food locale con il supporto delle organizzazioni giapponesi Table for Two e Peace Kitchen.
Tra le dolci colline che circondano la scuola elementare di Michinda, nella regione di Molo, oltre 100 persone hanno partecipato al laboratorio per promuovere un modello di convivenza pacifica attraverso la condivisione di differenti tradizioni culinarie.

Numerosi rappresentanti delle comunità del cibo, dei Presìdi, delle condotte Slow Food, oltre ai bambini della scuola, si sono cimentati in cucina con Gilbert Nsabimana, referente Slow Food in Ruanda, Helen Nguya, fiduciaria della condotta di Lishe ad Arusha e Rose Machage, produttrice di miele e conserve di mango, di Slow Food Tanzania e allo staff di Table for Two del Kenya e del Giappone.
Tutti i partecipanti hanno avuto un loro ruolo nella preparazione delle ricette. Hanno acceso il fuoco, pelato, lavato e affettato le verdure, macellato e preparato carne di agnello e pollo ma anche ballato, cantato ed infine mangiato insieme in un momento di convivialità e di apprendimento reciproco. Le Food Community Experience di Peace Kitchen hanno infatti lo scopo di far incontrare le cucine dei differenti Paesi ed in questo modo far comunicare identità culturali diverse.

Chapati (frittelle a base di farina di grano e zucca), mikimo (preparato con banane sia verdi che mature, patate, foglie di zucca e di fagioli dell’occhio), mursik (yogurt con la cenere, piatto speciale per i Nandi, gruppo etnico dei Kalenjin che vive nell’Africa dell’Est), mutura (salita sull’Arca Del Gusto, è chiamata anche salsiccia africana ed è prodotta con l’intestino di capre o vacche nelle terre Kikuyu del Kenya centrale), il pollo mushunu, Presidio Slow Food e diverse verdure tradizionali sono i piatti kenyoti e tanzani preparati per l’occasione; il team giapponese ha invece proposto la zuppa di miso.

Cibo per promuovere la coesistenza pacifica tra le comunità e anche per sottolineare quanto sia importante preservare le tradizioni autoctone che definiscono l’identità delle persone. Se siamo quello che mangiamo non ci resta che iniziare a mangiare quello che vorremmo essere!

Table for Two e Peace Kitchen hanno supportato la creazione di 111 orti scolastici e comunitari in Kenya, Ruanda, Tanzania ed Etiopia. Scopri dove si trovano gli orti, visita la mappa geolocalizzata!

 

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