Creare reti virtuose per una solidarietà mai inutile

Quante volte ci sentiamo ripetere, anche da persone insospettabili, che il lavoro delle ONG o delle Fondazioni in Africa o in Sudamerica è sicuramente un atto motivato da buone intenzioni, ma totalmente irrilevante rispetto alla mole dei problemi che affliggono i paesi del sud del mondo? Io credo invece che un approccio meramente quantitativo, misurabile scientificamente, sia sbagliato: un intervento attento alle realtà locali serve innanzitutto ad alimentare reti virtuose, a ridare dignità al lavoro dei contadini, a mettere a disposizione esperienze e conoscenze. Ma quand’anche dovessimo valutare i risultati pratici di un progetto, non possiamo limitarci al peso monetario dell’intervento rispetto ai risultati. Non si tratta infatti di avere a disposizione enormi risorse, anche se va detto che l’impegno dei paesi ricchi è totalmente inadeguato. E non si tratta neppure di ottenere risultati eclatanti. In questi casi mi piace ricordare l’haiku giapponese del vecchio e la bambina: probabilmente lo conoscete, ma ogni tanto vale la pena ripassarlo.

Un nonno e la nipotina camminano lungo una spiaggia. Un’onda anomala si abbatte sulla sabbia e trascina fuori dall’acqua migliaia di pesci, che si dibattono in agonia. La bambina lascia la mano del nonno e si lancia a rigettare in acqua alcuni di quei pesci: tre, quattro, appena prima che muoiano. Il nonno si avvicina e le dice: “cara nipote, stai facendo un lavoro inutile, salvare tre o quattro pesci a fronte di un tale massacro non serve a nulla”. La bambina ci pensa un po’ e poi risponde “prova a chiederlo a quei tre o quattro pesci se è inutile”.

In buona sostanza se un progetto migliora anche solo di pochissimo le condizioni di vita di una comunità, non è mai un progetto inutile. Sono inutili i progetti autoreferenziali o quelli che alimentano stipendi e privilegi strabordanti rispetto al contesto in cui operano. Ma ad esempio attivare un orto in Africa, dar vita ad un Presidio di caffè in una delle zone più povere del Guatemala, aiutare le donne mauritane a creare una salina efficiente e igienica per la loro lavorazione del pesce sono interventi magari modesti, ma che aiutano concretamente la gente. Insomma noi stiamo dalla parte della bambina.

 

Piero Sardo

Presidente 
della Fondazione Slow Food 
per la Biodiversità Onlus

 

Per scoprire i progetti della Fondazione Slow Food, sfoglia il Bilancio Sociale 2016

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