La rete Slow Food in tutto il mondo è ricchissima di esempi di soci e attivisti delle Condotte e delle comunità, di produttori dei Presìdi Slow Food e dei Mercati della Terra, di cuochi, insegnanti, giornalisti, ricercatori… che nel loro territorio hanno ricreato piccoli ma efficaci sistemi alimentari sostenibili e inclusivi. Tra tutti, abbiamo scelto quattro testimonianze appartenenti a diversi ecosistemi che ci hanno ispirato nel formulare l’idea del Fondo.

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Biodiversità, agroecologia e buona gestione dei pascoli per il futuro della montagna: la Valle del Lys, in Valle d’Aosta

In Valle d’Aosta l’economia agricola montana è in crisi perché troppo spesso è considerata come un servizio a sostegno del settore turistico. È molto difficile oggi trovare prodotti agricoli locali coltivati in modo agroecologico, sia per consumi diretti che per i ristoratori locali.

Un gruppo di giovani della Valle del Lys ha avviato da alcuni anni un’esperienza collettiva straordinaria, lavorando alcune aree della valle a orto, secondo criteri di agroecologia, e coltivando oltre 120 varietà locali di ortaggi e legumi e 65 varietà di patate, vendute con crescente successo sul mercato locale. L’intenzione dei giovani agricoltori è di allargare il progetto ad altri soggetti locali, sostenendo la nascita di realtà agricole che lavorino sempre con metodi agroecologici e che custodiscano la biodiversità locale, occupandosi anche della trasformazione dei prodotti. Sempre mettendo al centro della produzione il legame fra la qualità dei prodotti agricoli, gli antichi saperi contadini e la salvaguardia del paesaggio.

Torre Guaceto

Salviamo i custodi del mare, sosteniamo la pesca artigianale: la Riserva Naturale di Torre Guaceto, in Puglia

Grazie alla gestione collettiva della cooperativa dei pescatori (Presidio Slow Food), la Riserva Naturale di Torre Guaceto è riuscita a far ricrescere la popolazione ittica del 400% in cinque anni. I pescatori sono diventati educatori ambientali e lavorano sia nelle scuole sia nell’ambito dell’area protetta in varie attività. La Riserva ha anche un’importante vocazione agricola, con 260 ettari di oliveti secolari, campi di pomodoro fiaschetto (Presidio Slow Food) e carciofi (con alcune varietà storiche conservate dai produttori, come il carciofo brindisino).

I pescatori già normalmente non hanno il supporto logistico per la rivendita del pesce e durante l’emergenza Covid-19 la situazione è precipitata, mentre le conseguenze più drammatiche si attendono per l’estate, dato che nell’area di Torre Guaceto, il 70% del fatturato proviene dal turismo.

Il fondo potrebbe intervenire per superare il periodo di crisi, ma anche rafforzare l’intero sistema per il medio e lungo termine. La cogestione e la collaborazione fra i vari attori è decisiva. Occorrerebbe strutturare in modo ancora più forte una rete solidale di soggetti: pescatori, coltivatori, produttori di olio, ma anche ristoratori delle aree limitrofe, consumatori, scuole.

vastedda

La pastorizia: un mestiere che può salvare le aree più marginali del nostro Paese: la Valle del Belìce, in Sicilia

In Sicilia, la ricchezza di biodiversità dei pascoli, le numerose razze ovine autoctone sopravvissute, i microclimi diversi e i saperi dei casari sono all’origine di una straordinaria varietà di formaggi e latticini di pecora: la vastedda del Belìce (Presidio Slow Food), ad esempio, è l’unico formaggio di pecora a pasta filata d’Italia, e il piacentino è il solo formaggio tradizionale italiano con aggiunta di zafferano. I formaggi ovini a latte crudo siciliani sono destinati per il 70% al settore della ristorazione e dell’industria alberghiera, totalmente bloccato nel periodo migliore per la produzione di latte, che va da marzo a maggio. Ancora più critica la situazione della ricotta, prodotta in innumerevoli varianti e protagonista della gastronomia e della pasticceria dell’isola. Questa è anche la stagione in cui si vendono gli agnelli. La chiusura della ristorazione ha fatto crollare gli ordinativi.

I produttori siciliani sono mediamente piccoli e non hanno gli strumenti per organizzarsi rapidamente e reagire alle emergenze. Occorre puntare su un progetto di rete, che li coinvolga insieme ai cuochi, a partire da quelli dell’Alleanza Slow Food o recensiti nella guida Osterie d’Italia. Questa operazione sarà integrata in un progetto turistico che potrà attrarre in quest’area appassionati di formaggi interessati a scoprire la cultura casearia e la gastronomia siciliana legata alla pastorizia, i luoghi di produzione, le tecniche, le persone che conservano un mestiere secolare.

stracchino lombardia

Un patto tra città e campagna per il futuro delle comunità urbane a Bergamo: nel cuore della pandemia italiana, un food hub per ripartire

Il Mercato della Terra di Bergamo è nato nel 2016 e si svolge nel centro della città, davanti al Municipio. Ogni edizione ospita circa 20 bancarelle che, nell’arco dell’anno, attingono da un bacino di circa 35 produttori, selezionati dalle Condotte Slow Food del territorio. Fra i protagonisti del Mercato, ci sono anche tre Presìdi delle vicine vallate: lo stracchino all’antica delle Valli Orobiche, l’agrì di Valtorta e la capra orobica, che coinvolgono complessivamente trenta produttori e allevatori.

Il Mercato è anche una Comunità Slow Food che riunisce, in una rete di collaborazione e solidarietà, diversi soggetti (produttori, ristoratori, consumatori), ed è strettamente legato a molti altri settori: ristorazione, scuole, turismo. Il Mercato della Terra di Bergamo è quindi una realtà importante non solo commerciale, ma anche dal punto di vista sociale e culturale. Non a caso è uno dei protagonisti della Food Policy della Città di Bergamo.

Per la città sarebbe molto importante superare le criticità intrinseche della filiera corta attraverso la realizzazione di un food hub, cioè un punto permanente di raccolta, organizzazione e distribuzione dei prodotti provenienti dalle aziende agricole e artigianali della città e dalle zone limitrofe della provincia, comprese le aree montane di Bergamo, tra le più colpite dall’epidemia.

Come sostenere le Comunità del cambiamento

Ci sono due strade per sostenere le Comunità del cambiamento:

  • per i cittadini: donazione del 5xmille alla Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus
  • adesione al fondo per le Comunità del cambiamento:
    – per le aziende (info :e.margiaria@slowfood.it)
    – per istituzioni e fondazioni (info :m.borrelli@slowfood.it)