Questo non è un cuoco #10. Ciao Checca, lo slow street food che ha conquistato Palazzo Chigi

Ciao Checca è uno degli otto ristoranti di Roma che fanno parte del progetto Eat Slow and Be Happy con cui Slow Food offre ai giovani dai 16 ai 35 anni la possibilità di conoscere e sostenere i cuochi buoni, puliti e giusti di tre città italiane. 

Il romano Ciao Checca si definisce slow street food. Che cosa significa? «Che è a metà tra la cucina tradizionale e il fast food» spiega Nicola Contaldi, la mente del locale. È il tentativo, cioè di «declinare nel formato del cibo di strada alcune ricette caratteristiche della cucina italiana» e nasce, «più che da un’analisi di mercato, dalla voglia di gridare che lo street food può essere slow, cioè fatto con prodotti di qualità, con materie prime d’eccellenza come i Presìdi Slow Food». In altre parole ancora: «Quando si parla di street food italiano, spesso si pensa solo a pizza, supplì e panini. Noi proponiamo ricette che semplicemente possono essere consumate in un modo più contemporaneo, più “facile”, anche da asporto e per strada».

La checca, quanti ricordi!

Il nome del locale, Ciao Checca, è un omaggio al piatto che la fa da padrona: la pasta alla checca. «Il formato è rigorosamente il tubetto trafilato al bronzo, condito con la mozzarella bufala di Fondi, pomodoro a grappolo, sale, olio e basilico – spiega Riccardo Grieco, chef e braccio operativo -. È un piatto tipico della cucina romana, ma che spesso viene svilito e servito come pasta fredda. Da noi, invece, viene servito caldo e si mangia al cucchiaio». Non una semplice insalata di pasta, insomma: «È un primo completo perché ha carboidrati, proteine e fibre» aggiunge Grieco. 

Insomma, uno di quei piatti che fanno bene al corpo e all’anima: «Il primo ricordo legato alla checca che mi viene in mente è l’università – aggiunge Contaldi -. Ce la preparavamo dopo gli esami e le maratone di studio. È un cliché, lo so, ma è vero: per costruire il nostro menù siamo partiti davvero dalle ricette di casa, quelle della nonna. C’è pochissima carne rossa, mentre abbondano le verdure e i legumi, che fanno bene». Qualche esempio? La cicerchia di Serra de’ Conti, proposta con cicoria e pane, oppure la zuppa di lenticchie di Rascino con grano saraceno, oppure la pasta con patate, provola affumicata e colatura tradizionale di alici di Cetara

Sano, veloce ma di qualità. L’idea funziona eccome: «C’è gente che mangia da noi cinque giorni alla settimana, perché cuciniamo esattamente come vorremmo mangiare noi. E con tempi rapidi: il massimo dell’attesa sono 12 minuti, il tempo di cottura della pasta. Così, prima della pandemia, servivamo 150 persone in due ore».

Conquistare Palazzo Chigi

«A Roma, oggi, abbiamo due locali e una dark kitchen» spiega Nicola. «Il primo l’abbiamo aperto a novembre 2013 in piazza di Firenze, a due passi da Montecitorio», la sede della Camera dei Deputati. E non è raro, ammette Contaldi, che qualche onorevole si fermi a mangiare: «Politicamente siamo “trasversali”, il cibo buono piace a tutti i partiti – scherza – A qualcuno dei parlamentari, quelli con cui siamo in maggiore confidenza, dico: “Abbiamo fatto due legislature e sei governi, siamo qui da più tempo di voi!”».

Poco più distante, poi, c’è Palazzo Chigi, la sede del governo: «Nei mesi di lockdown siamo rimasti aperti per fare le consegne ed è capitato che ci chiamassero da Chigi per ordinare qualcosa da mangiare nelle pause dei Consigli dei Ministri – ricorda Nicola -. Consegnavamo le nostre solite confezioni in Mater-Bi, un materiale riciclabile: una volta ho visto un commesso portare all’allora premier Giuseppe Conte la nostra pasta alla checca su un vassoio d’argento. L’immagine, lo ammetto, stonava un po’: ma, in modo molto frugale, abbiamo dato da mangiare a tutti quanti». 

Delivery a modo proprio

A causa della pandemia, il secondo locale di Ciao Checca (che si trova nel mercato rionale di piazza Alessandria, accanto a Porta Pia) è chiuso dallo scorso 12 marzo, primo giorno di lockdown. «Dopo aver tirato giù le serrande là, siamo venuti nel locale di piazza di Firenze – ricordano i due ristoratori -. Non sapevamo bene che cosa fare. A metà mattina, però, avevamo già tre o quattro rider fuori dal locale, pronti a consegnare. Lì abbiamo capito che potevamo andare avanti: nelle prime due settimane di lockdown, con la possibilità di lavorare solo con le consegne a domicilio, abbiamo avuto quasi lo stesso volume di affari di prima della chiusura». 

In primavera, poi, di fronte ai rinvii delle riaperture, la decisione di scommettere sulla fedeltà dei clienti: «Abbiamo capito che il problema non sarebbe stato quello di far tornare le persone nel locale – spiega Nicola – ma di saper arrivare nel modo migliore a casa loro. Così, invece di investire in plexiglass per separare i tavoli, abbiamo lavorato a una web app proprietaria con la quale gestire gli ordini e le consegne. Invece di appoggiarci ai più noti servizi di food delivery, che chiedono percentuali importanti sugli ordini, facciamo tutto noi». 

Prima del Covid, conclude Contaldi, le consegne a domicilio contavano per il 5% del fatturato totale di Ciao Checca: «Una percentuale bassa, per cui era economicamente sostenibile pagare il costo di questi servizi di intermediazione, che possono arrivare al 30% del margine di profitto. Ora che le consegne rappresentano il 40% del totale, è chiaro che non può più funzionare: finiremmo per lavorare per arricchire altri. Investire nella nostra app è stata una bella idea, e infatti ogni mese crescono gli utenti che la utilizzano». 

Eat Slow Be Happy

Ciao Checca è uno degli otto ristoranti di Roma che fanno parte del progetto Eat Slow and Be Happy con cui Slow Food offre ai giovani dai 16 ai 35 anni la possibilità di conoscere e sostenere i cuochi buoni, puliti e giusti di tre città italiane. Su questa pagina trovi tutte le info. Affrettati, c’è tempo per scaricare i buoni e usufruirne fino a fine marzo. 

A cura di Marco Gritti
m.gritti@slowfood.it

Questo non è un cuoco fa parte delle attività di rilancio dell’Alleanza Slow Food dei cuochi, rese possibili dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale del Terzo Settore e della Responsabilità Sociale delle Imprese – avviso n° 1/2018 “Slow Food in azione: le comunità protagoniste del cambiamento”, ai sensi dell’articolo 72 del codice del Terzo Settore, di cui al decreto legislativo n 117/2017.

Eat Slow Be Happy è un progetto lanciato da Slow Food Italia nell’ambito dell’Avviso n. 3/2020 – Finanziamento delle attività di interesse generale e degli Enti del Terzo Settore a rilevanza nazionale, ai sensi dell’articolo 67 del Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito dalla Legge 17 luglio 2020, n. 77 – anno 2020. 

 

Torna all'archivio