Chi c’è dietro i progetti Slow Food?

Testimonianze da una missione in Tanzania…

Sukuma wiki è un termine che in kiswahili significa “riuscire ad arrivare alla fine della settimana”: vale a dire che i sukuma wiki sono un ingrediente della dieta quotidiana che si accompagna a porridge di mais o riso per assicurarsi un pasto fino alla fine della settimana. Ma cosa sono? Si tratta di un ortaggio a foglia verde, una varietà di cavolo (chiamato anche chepkilumnda in Kenya), con un sapore simile allo spinacio ma più amaro e complesso. Negli orti scolastici Slow Food in Tanzania è coltivato con matembele (foglie di patata dolce) e kunde (foglie di fagioli dell’occhio). Questi ortaggi sono usati per integrare i pasti quotidiani degli studenti, fornendo un buon apporto di minerali e vitamine.

Sukuma wiki, matembele, kunde, tutte parole ricorrenti per il gruppo di Slow Food che si è recato in missione in Tanzania a fine 2015. Il gruppo di lavoro della Fondazione Slow Food per la Biodiversità visita, infatti, periodicamente le attività e i progetti, in Africa e in tutti gli altri continenti. Sono visite di scambio e monitoraggio, fatte di incontri con la rete di attivisti, produttori, agricoltori che si impegnano a diffondere la filosofia slow nei loro paesi.

Un’omelette deliziosa è quella preparata con i delega, varietà di spinaci rampicanti candidata per salire a bordo dell’Arca del Gusto, accompagnata da succo di mango. Freda Chale, della condotta di Mboga e membro dell’organizzazione Resewo (un’associazione locale che opera per l’educazione e promozione delle verdure indigene, partner del progetto Slow Food degli orti in Africa) la serve, insieme ai membri della condotta ai clienti del mercato dei produttori di Dar Es Salaam, ogni ultimo sabato del mese.

«Fai più colpo se inviti una ragazza fuori a mangiare una pizza che cucinarle un piatto tradizionale come l’ugali», scherza Reguli Damas Marandu, referente della rete giovani di Slow Food nel paese. «Occorre invertire questa tendenza, perché il cibo locale è connesso alla cultura e, senza valorizzazione del cibo tradizionale,  anche i valori culturali spariranno».

Amina Mpore, che arriva dalla regione di Ndigwa, ha deciso con un gruppo di donne di avviare un orto comunitario, il Tamashe Women Group garden, per poter consumare ortaggi non trattati chimicamente come quelli che si trovano al mercato. È anche apicoltrice e produce olio dai semi di rosella, usato in cucina e nella cosmesi.

La terra è vita e la vita viene dalla Terra! tuona Rose Machage che, nel 1994, ha fondato un’associazione per aiutare donne di tutte le età a rendersi economicamente indipendenti. Rose ha già vinto due premi a livello nazionale, come donna leader creativa nel 2003 e, nel 2015, come Presidente dell’associazione che presiede ad una fiera di agricoltori. L’associazione, formata da 15 membri è impegnata in diverse attività: apicoltura, rimboschimento con specie di piante indigene, produzione di sapone dai semi delle piante di jatropha, preparazione di marmellate e di frutta e di prodotti sottaceto.

Joyce Urasa è titolare, insieme ad una socia, della “Mavuno Organic Farm”. Ha aperto recentemente un punto di ristoro: trasforma i prodotti che coltiva nell’appezzamento in piatti come il “kiburu” (zuppa di fagioli originari della zona del Kilimanjaro e banane) o il “makande” (mais bollito con anacardi ed insaporito con cipolle, pomodori, carote, arachidi e olio).

Mbaraka Hussein, 16 anni, fisico minuto, è uno dei ragazzi del centro Child in the Sky della Watoto Foundation, dove si trova l’Orto scolastico di Makumira. Si fa chiamare Mr. Slow Food ed è fortemente determinato a raggiungere il suo sogno: diventare un agricoltore. È ospite del Centro dal 2013, dove segue al mattino le lezioni in aula, mentre al pomeriggio è impegnato in varie attività pratiche di falegnameria, idraulica, elettrotecnica. Era un ragazzo di strada, finché le assistenti sociali non lo hanno trovato che chiedeva l’elemosina…per poter studiare. Quando gli chiediamo cosa gli piaccia del lavoro nell’orto ci risponde: “Mi piace vedere la progressiva e lenta crescita delle piante”. Più Slow di così!

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