Libri nel piatto al bistrot letterario di Simona De Simone. Questo non è un cuoco #15

È un bistrot letterario un po’ diverso dagli altri perché i libri, anziché essere sugli scaffali a disposizione degli avventori, finiscono letteralmente nel piatto.

Protagonista della rubrica Questo non è un cuoco è Festina Lente, a Seregno in provincia di Monza-Brianza. A raccontarci il progetto è Simona De Simone, ideatrice e anima insieme al marito Omar Pezzotta. «Di me è proprio il caso di dire che “Questo non è un cuoco”» ammette Simona. Lei – docente di lettere antiche – non si occupa della cucina, ma di mettere a punto il menù e di organizzare gli eventi che (prima della pandemia di Covid-19) arricchivano l’offerta del locale. «Io elaboro le idee, Omar e i nostri collaboratori le mettono in pratica» spiega. 

bistrot letterario

Che cosa significa “servire un libro”?

Significa che non ci limitiamo a realizzare ricette tratte dai ricettari, ma trasformiamo in un piatto qualunque testo ci offra lo spunto di farlo. In altre parole, io trovo il collegamento tra i libri e il cibo, e chi lavora in cucina lo traduce nel piatto. Lo facciamo per tutta la nostra proposta, dalla colazione fino alla cena. E ai clienti, oltre alla pietanza, serviamo il passo che ci ha ispirati.

Si mangia e si legge, insomma…

Se il cliente lo desidera, sì, ma non è obbligatorio! E, ora che il locale è chiuso al pubblico per le norme anti-Covid 19, lo facciamo anche con il delivery. Un esempio? Abbinato al risotto con le pere cotte nel vin brulè, con fave di cacao di Marco Colzani e pecorino del Monte Poro, arriva una pagina del libro di Massimo Montanari intitolato “Il formaggio con le pere: La storia in un proverbio”, che spiega l’origine dell’abbinamento tra formaggio e pere.

Com’è nata l’idea di abbinare cibo e lettura in questo modo?

Volevamo creare un luogo dove la convivialità fosse vera e la facesse da padrona, dove creare relazioni e potersi ritagliare un po’ di tempo sfuggendo alla propria esistenza frenetica. Lo dimostra anche il nome: Festina lente significa “affrettarsi lentamente”. L’interesse per i libri, invece, nasce dal fatto che sono un’insegnante di lettere: inizialmente mettevamo in vendita alcuni libri nel nostro bistrot. Col tempo, invece, ci è venuta l’idea di organizzare gli aperitivi letterari: invitavamo gli autori a presentare i libri, servendo assaggi a tema colti dai testi. Mi sono resa conto che si poteva estendere l’idea anche ad altri piatti, e l’abbiamo fatto. Non è facile, cambiare menù è impegnativo: bisogna leggere tantissimo!

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Si ricorda il primo piatto ispirato da un libro?

Credo fossero gli spaghetti alla fumo negli occhi di Carofiglio, citati nel romanzo “Ragionevoli dubbi”. Il protagonista del libro, l’avvocato Guido Guerrieri, invita a cena una donna e, per far colpo su di lei, si improvvisa chef. In realtà, però, a casa non ha praticamente niente, così mette insieme un piatto con gli ingredienti trovati nel frigo. Carofiglio non dà una vera ricetta, ma ho colto al balzo l’idea perché amo il concetto della cucina “di recupero”. 

E quali sono, invece, i libri a cui è più affezionata?

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Trovo molto divertenti le “Ricette immorali” di Manuel Vázquez Montalbán: sono ricette seduttive e dimostrano che, anche soltanto con materie prime come il pane e il pomodoro, si possono proporre piatti interessanti. Un altro libro a cui sono affezionata è “L’uomo dell’insalata matta” di Fiammetta Soffientini: è un libricino piccolo che parla del percorso di riappropriazione del sé. L’abbiamo tradotta in un’insalata liquida accompagnata da polpettine di seppia e lardo di suino nero dei Nebrodi. Qual è la metafora? Quella di un’insalata amara, perché per riappropriarsi di sé e portare a termine un percorso di consapevolezza personale occorre anche attraversare momenti di amarezza.

Narrativa ma non solo. In menù avete anche i grandi classici della letteratura?

I classici ci sono eccome: Dante, per esempio, lo proponiamo come tè nero con ibisco, fiori di rosa, anice, malva, zenzero, foglie di alloro. Lo serviamo con un testo dedicato al sommo poeta che si legge nel tempo dell’infusione della bevanda: cinque minuti. 

Ultima curiosità: dal momento che fate parte dell’Alleanza dei cuochi Slow Food, come riuscite a coniugare la necessità di proporre un menù letterario con il rispetto di stagionalità e la ricerca di prodotti di un certo tipo?

La stagionalità e la scelta delle materie prime sono il punto di partenza di tutto il nostro lavoro. È su questa base che pensiamo ai piatti. E poi non sempre c’è un vincolo così stretto alla letteratura: nel caso degli degli spaghetti alla fumo negli occhi, ad esempio, Carofiglio non scende nel dettaglio degli ingredienti usati dal protagonista del romanzo: ecco, spesso cerco riferimenti che non siano molto stringenti, in modo da poterli declinare stagione dopo stagione!

di Marco Gritti, m.gritti@slowfood.it

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