Vitigno Herbemont

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Il vitigno Herbemont prende il nome da Nicholas Herbemont, a cui si deve la diffusione di questa varietà in South Carolina nel corso degli anni ’20. Ottenuto dall’incrocio tra Vitis aestivalis var. bourquiniana, autoctona delle regioni sudorientali degli Stati Uniti, e Vitis vinifera, nativa del Mediterraneo e del Sudest asiatico, l’Herbemont contiene anche materiale genetico di Vitis cinerea, un’altra varietà nativa degli Stati Uniti. Le viti robuste, che possono svilupparsi sino a raggiungere altezze notevoli, producono foglie lobate, larghe circa 12 cm, e grappoli compatti composti da bacche di forma sferica e taglia medio-piccola (poco più di un centimetro di diametro), di un colore che può variare dal bruno-rossastro a un quasi bianco; la buccia sottile ricopre una polpa succosa caratterizzata dall’eccellente equilibrio tra zuccheri e acidità.
L’Herbemont è una varietà piuttosto prolifica, a fioritura e fruttificazione tendenzialmente tardive, che tollera bene i climi caldi e aridi ed è particolarmente apprezzata per l’elevata resistenza alla fillossera e altre malattie.

Sebbene di piccolo calibro, le bacche sono particolarmente succulente: per questo, oltre ad essere noto per la produzione di vini pregiati, all’inizio del XIX secolo l’Herbemont era piuttosto diffuso e apprezzato anche come uva da tavola. Dal South Carolina di cui è originario, il vitigno si è poi diffuso agli Stati Uniti orientali e meridionali diventando una varietà particolarmente importante in Texas e Missouri. Con le uve di Herbemont venivano talvolta prodotti vini fortificati, ispirati a quelli dell’isola di Madeira (dando luogo alla varietà nota come “Herbemont Madeira”), data la somiglianza col verdelho, uno dei principali vitigni dell’isola portoghese; l’Herbemont, tuttavia, era più spesso utilizzato per la produzione di vini bianchi o rossi leggeri.

Quando l’Europa fu colpita dall’epidemia di fillossera che ne devastò le vigne tra gli anni ‘60 e ‘70 del XIX secolo, molte delle viti ibride statunitensi, più robuste e resistenti alla malattia, furono sradicate e portate oltre Atlantico per innestarvi quelle europee, salvando la produzione vitivinicola del vecchio continente; in conseguenza di ciò, i vigneti di Herbemont e di molte altre varietà americane andarono distrutti. Un nuovo colpo alla produzione enologica statunitense fu inferto in seguito dal proibizionismo degli anni ’20, e quando il settore riprese piede, nel corso del decennio successivo, i vini secchi pregiati prima ambiti, avevano ormai perso il favore dei consumatori. Nel momento in cui i secchi di alta qualità tornarono ad essere apprezzati, nella seconda metà del ‘900, ad imporsi furono però le varietà europee ottenute da Vitis vinifera, a scapito di quelle americane, tra cui l’Herbemont. Oggi solo pochi viticoltori lo producono ancora, ma fortunatamente sono in atto notevoli sforzi per reintrodurre e promuovere il vitigno Herbemont in molti stati del sud statunitense.

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Vino e vitigni

Segnalato da:Ark of Taste Committee for the U. S. South