Vitigno groppello di Revò

Arca del Gusto
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Vitigno autoctono del Trentino, il groppello della Val di Non o groppello di Revò deve il suo nome alla forma del suo grappolo, stretto come un nodo, grop in dialetto.

Oggi la varietà è iscritta al Registro nazionale e atta alla produzione di vino IGT Vigneti delle Dolomiti, ma le prime notizie della sua coltivazione nella valle risalgono alla metà del 1500. Dal 1800 e fino alla prima guerra mondiale, durante l’Impero Austro-Ungarico, i vignaioli conferivano grandi quantitativi di groppello alla corte di Vienna dell’Imperatore Francesco Giuseppe.

I vigneti di groppello si trovano sulle colline che degradano verso il bacino artificiale di S. Giustina, ad un’altitudine che varia tra i 600 e i 750 metri sul livello del mare. Qui si utilizza il metodo di allevamento a guyot, con filari stretti e in pendenza, che rendono difficile la meccanizzazione delle operazioni di coltivazione: la legatura, la potatura, lo sfalcio dell’erba e la vendemmia, che generalmente avviene dal 1 di ottobre al 15 novembre, si eseguono infatti manualmente.

Con le uve di groppello si produce un vino rosso dalla gradevole acidità e leggera astringenza, che presenta sentori di pepe, frutti rossi e spezie. Da alcuni anni con queste uve si producono anche vini spumantizzati con metodo classico.

Il vino rosso si consuma abbinato a piatti tipici locali, ed in particolare al tortel di patate, la frittella della tradizione contadina che si prepara grattugiando finemente le patate crude che poi si friggono in olio, e che si consuma accompagnato da formaggi, salumi, carne salada o verdure.

A partire dalla seconda metà del ‘900, dopo la costruzione della grande diga artificiale che formò il lago di Santa Giustina e che sottrasse buona parte della superficie a vigneti della Terza Sponda Anaune, il territorio è stato in larga parte convertito alla coltivazione della mela golden, che è diventata il pilastro dell’economia della Val di Non.

Oggi solo quattro agricoltori continuano a coltivare il groppello nelle frazioni di Cagnò, Revò, Romallo e Cloz, su circa 5 ettari di terreno, compresi gli appezzamenti coltivati ad esclusivo uso familiare, con una resa di circa 65 q.li. Per cercare di contrastare la scomparsa di questo vigneto autoctono, a livello locale sono nate diverse iniziative volte alla sua valorizzazione e riscoperta.

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Territorio

NazioneItalia
Regione

Trentino Alto Adige

Area di produzione:Val di Non (Tn), Terza Sponda del Lago di Santa Giustina

Altre informazioni

Categorie

Vino e vitigni

Segnalato da:Silvia Tadiello