Tè fatto a mano di Darjeeling

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Tè fatto a mano di Darjeeling

Hatey Chai  

La regione del Darjeeling, in India, è celebre in tutto il mondo per i suoi tè, ma soltanto in pochi hanno sentito parlare dello hatey chai, o tè fatto a mano. Lo hatey chai si ottiene dalla stessa pianta che produce il tè Darjeeling, che oggi consiste in una fusione di Camellia sinensis var. sinensis e Camellia sinesnsis var. assamica. La coltura del tè, destinato in primo luogo al consumo domestico e locale, è ormai parte integrante del sistema agro-ecologico delle alture del Darjeeling. Nel sistema agro-ecologico del posto la coltivazione del tè viene abbinata a moltissimi altri tipi di coltura: zenzero, patata, piselli, fagioli, verdure a foglia e mandarini. Il tè, inoltre, è entrato a far parte del sistema agro-forestale, in particolare nelle cosiddette “foreste private”, che non soggiacciono alla giurisdizione delle autorità statali ma vengono gestite dalle famiglie e dalle comunità.   Il tè è stato introdotto nelle alture del Darjeeling intorno al 1850 per opera degli inglesi, che lo importavano dalla Cina, e si è diffuso rapidamente come coltura di piantagione. La coltura del tè stata adottata dai coltivatori de Darjeeling come parte integrante della loro agro-ecologia. Questo significa che lo hatey chai è il frutto di un sistema agro-ecologico complesso evolutosi nel corso degli anni, e questa diversità innata lo rende più adattabile e resistente. Lo hatey chai si distingue nettamente dal più noto Darjeeling, anche se viene ricavato dalla stessa specie vegetale. Il tè Darjeeling viene prodotto in stabilimenti industriali sulla base di grandi monocolture impiantate in epoca coloniale. È impossibile confondere la vegetazione delle piantagioni di tè con la complessa ecologia agro-forestale delle alture del Darjeeling.  

Per ottenere lo hatey chai si inizia con il raccogliere a mano le gemme apicali e le foglie di tè, iniziando tra gennaio e marzo (a seconda della quota). Il raccolto viene arrotolato a mano per spezzare le gemme, esponendo i tannini all’aria e dando così inizio all’ossidazione. Sono l’esperienza e la pratica del produttore a stabilire quando il processo deve venire interrotto: a quel punto il tè viene raccolto in involti e lasciato riposare nottetempo su un fuoco a legna. È allora che il tè arrotolato inizia a fermentare, sviluppando le sue caratteristiche note fumose. A quel punto il tè viene suddiviso e in certi casi tostato per interrompere il processo di fermentazione. Dal momento che lo hatey chai ha bisogno di asciugare al sole, la maggior parte delle famiglie lo prepara prima o dopo la stagione dei monsoni (che solitamente va dalla fine di maggio al tardo settembre). La lavorazione può avere luogo anche in ottobre o in novembre, ma nella maggior parte delle comunità lo hatey chai si prepara rigorosamente prima delle piogge.  

Per gli abitanti del Darjeeling rurale lo hatey chai è una bevanda di tutti i giorni, e molto spesso viene insaporito con latte e zucchero, talvolta anche con sale. È destinato al consumo domestico, ma nei paraggi si può trovare anche in vendita, seppure in situazioni tendenzialmente informali. Con l’intensificarsi della produzione di Dareeling lavorato industrialmente a partire da monocolture, e in seguito alle politiche che proteggono quell’industria, lo hatey chai si è trovato progressivamente marginalizzato. Per esempio non può fregiarsi dell’indicazione geografica tipica, pur essendo a tutti gli effetti un prodotto delle alture del Darjeeling. 

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Territorio

NazioneIndia
Regione

West Bengal

Altre informazioni

Categorie

Tè e infusi