Tartufo del Kalahari

Arca del Gusto
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Sin dai tempi antichi, la raccolta e l’utilizzo di tartufi in tutta l’Africa e il medio-oriente è ben documentata. Le popolazioni nomadi del deserto del Kalahari, ad esempio, hanno probabilmente utilizzato i tartufi del deserto per millenni (soprattutto: Kalaharituber pfeilii) distinguendo, tra le diverse specie edibili, quelle della famiglia delle Pezizacee. Tra i Khoisan del deserto del Kalahari, i tartufi sono conosciuti come kuutse, mahupu, o n’xaba. La mitologia Khoikhoi si riferisce ai tartufi paragonandoli alle uova del “lightning bird” che appaiono dopo una tempesta. I tartufi, infatti, crescono solitamente dopo le sufficienti ma non sovrabbondanti piogge che vanno da gennaio ad aprile. Sono raccolti tra aprile e giugno e, alla prima gelata, scompaiono. La raccolta non richiede l’aiuto di maiali o cani; si trovano localizzando, con occhio esperto, piccole spaccature nel terreno in concomitanza con il tufo o specifiche piante e erbe del deserto, come Acacia hebeclada, Aristida, ed erbe del genere Eregrostis. Anche alcuni animali scavano alla ricerca dei tartufi: iene e volpi del deserto sono seguite per localizzare i punti esatti. A causa delle condizioni di crescita fortemente dipendenti dagli eventi atmosferici, i tartufi crescono sporadicamente, spesso con cadenza quadriennale.

Si possono consumare crudi e cotti. Pelandoli, li si può immergere in acqua salata per la bollitura. O si immergono nelle ceneri bollenti di fuochi ormai quasi spenti. Sono cotti nella sabbia calda, o vengono fritti. Il sapore, nettamente inferiore ai tartufi europei, ricorda quello di formaggi friabili.

Sono nutrienti, contengono un’ottima quantità di grassi, proteine, fibre, e vitamina B. A livello calorico, nella zona sono secondi (a parità di peso) soltanto al mais cotto. Sono stati utilizzati dai beduini per rimedi contro problemi intestinali o infezioni all’occhio. Oggi, la medicina moderna sta esplorando le sue proprietà antibatteriche e antivirali.

La presenza di questi tartufi è in netta diminuzione. Le popolazioni locali continuano a valorizzarne la tradizione, ma non ci sono più le stesse condizioni atmosferiche del passato. Oggi le piogge sono meno regolari, e le stagioni non sono più nette. L’introduzione di bestiame da parte egli europei erode il suolo, rendendo più difficile il raccolto e la crescita dei tartufi.

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Altre informazioni

Categorie

Funghi

Comunità indigena:Khoisan
Segnalato da:Judith Shopley