Semi di ramón

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Semilla de Ramón

I semi di ramón provengono da un albero appartenente alla famiglia delle Moracaceae il cui nome scientifico è Brosimum alicastrum. A seconda del luogo, quest’albero produce frutti due o tre volte all’anno. Per via del suo alto contenuto di fibre, vitamine, minerali, acido folico e amminoacidi essenziali quali il tryptophan, il seme è considerato alimento eccellente.

I semi di Ramón rivestivano una grande importanza per le comunità Maya, incluse quelle dello Yucatan e di Quintana Roo, e per la loro cucina in quanto, durante i periodi di siccità, veniva mescolato col mais per aumentare la quantità di cibo, che, in questo modo, era sufficiente per tutti. Numerose storie testimoniano che questo seme ha salvato intere comunità dalla fame durante periodi estremamente duri.
Non a caso, studi antropologici indicano che le città dei maya sorgevano su aree disboscate attorno alle quali, una volta costruiti gli edifici, venivano piantati questi alberi, i cui semi servivano come alimento per le persone e gli animali. In particolare le città di Oxtanka, nome che significa appunto il luogo dei ramón (per la presenza di un grande numero di piante di questa specie) e Oxcutzkab erano strettamente legate a questa pianta.
Nei secoli, però, l’uso e il consumo di questo seme sono andati perduti. L’albero era usato solo per il legname, mentre le foglie (anch’esse dotatate di un alto valore nutrizionale) come nutrimento per il bestiame durante la stagione secca.
Da qualche anno a questa parte sono stati compiuti sforzi per recuperare tradizioni e ricette legate a questo seme. Oggi si tenta di promuoverlo come alternativa economica e alimentare per le comunità. Ciò si sta realizzando nell’ambito di un’agricoltura urbana e di un’economia collettiva, poiché gli alberi sono piantati nelle città e nei centri urbani, sia negli spazi pubblici sia nelle proprietà private. Quello che un tempo era un cibo di scarto garantisce ora un flusso economico, uno sviluppo sociale comunitario e un’importante risorsa alimentare, in particolare per l’apporto di proteine. Si tratta di una riorganizzazione gastronomica del territorio al fine di dare un’identità gastronomica fondamentale per le comunità indigene e per una così antica cultura.

Il consumo di questo seme risale alle culture precolombiane come quella dei Maya. Può essere consumato in diversi modi: per esempio attraverso un processo simile alla nixtamalizzazione, termine che deriva dallo spagnolo nixtamalización e che indica il processo utilizzato per rimuovere il pericarpo di ogni grano attraverso la cottura e l’infusione dei chicci essiccati in acqua e ossido di calcio (idrossido di calcio). Questo processo garantisce alcuni benefici dal punto di vista nutrizionale il mais nella pasta con cui si preparano le tortillas.
È importante recuperare questa pianta e promuovere le diverse possibilità di sfruttamento che essa consente: i semi possono essere consumati o adoperati per la produzione di altri cibi, le foglie impiegate per sfamare il bestiame, il legname per produrre mobili, le foglie e la corteccia, infine, sono impiegate anche per la produzione di medicinali. Essa dunque era ed è essenziale per lo sviluppo della civiltà in questa parte di mondo.
I semi, lievemente più grandi di un chicco di caffè, sono verdi quando sono ancora sull’albero e marrone scuro quando maturano. Il sapore ricorda quello di un caffè leggero, ma è particolare e deve essere assaggiato.
Un altro modo per consumarlo richiede che il seme prima venga lasciato seccare al sole per 10 giorni. Dopodiché deve essere tostato e macinato. A seconda del grado di tostatura, si ottengono due prodotti: appena tostato e ben macinato produce un prodotto simile alla farina che è usato per cuocere pane, crackers, biscotti e prodotti simili. È anche usato per preparare il gruel (una sorta di porridge) o l’horchata, una bevanda data ai bambini soprattutto perché ricorda il gusto del cioccolato e del caffè. Da una più intensiva tostatura deriva invece una polvere con la quale si prepara una bevanda che ha un colore e un’aroma simile al caffè, ma che non contiene caffeina. Al contrario, il suo alto contenuto di triptofano genera la serotonina, che aiuta a regolare il sonno e a migliorare l’umore e che, per questo, fa di questa bevanda un naturale analgesico.

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Territorio

NazioneMessico
Regione

Quintana Roo

Yucatán

Area di produzione: Tzucabab, Yucatan

Altre informazioni

Categorie

Frutta fresca, secca e derivati

Segnalato da:Gabriela Caro Gutierrez e Sebastian Gael Aliano