Pizza di Pasqua di Civitavecchia

Arca del Gusto
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La Pizza di Pasqua di Civitavecchia è un dolce tradizionale della città di Civitavecchia che si produce solo nel breve periodo dell’anno che precede la Pasqua, e che viene consumata entro la settimana successiva. E’ utilizzata da sempre nella colazione di Pasqua per accompagnare uova sode, salame e coratella con carciofi. Si scambia come regalo e si utilizza anche come alternativa al pane durante le feste.

La forma è cilindrica, ha uno spessore di 10 cm circa e diametro che varia da 15 a 21 cm circa (a volte 24 cm); la superficie superiore presenta un lieve rigonfiamento e ha una crosta sottile e morbida di colore marrone scuro. La mollica, di colore più chiaro, è molto compatta, a grana fine. Il peso normalmente raggiunge 1 kg circa, ma si preparano pizze anche di 500 grammi. Gli ingredienti sono farina di grano tenero (tipo 00), uova, zucchero, burro, ricotta di pecora, cannella, semi di anice, vaniglia, vino o vermouth (in mancanza si usa anche rum, alchermes, marsala, liquore sambuca..) e lievito. Il lievito naturale (pasta madre) si usava nei tempi passati; oggi si utilizza anche il lievito di birra. La lievitazione può variare da 12 a 24 ore. Cannella, semi di anice e sambuca sono gli ingredienti che distinguono la Pizza di Civitavecchia da altri tipi similari di pizza proposti in altre località limitrofe.
La cottura avviene in forno, a 180°/190° per un’ora circa, in apposite teglie circolari (un tempo di ferro, poi di alluminio e/o in stampi di carta come quello del panettone). Ne esiste anche una versione che prevede l’aggiunta di piccole scaglie di cioccolato fondente. Tradizione vuole che la Pizza venga fatta riposare per una settimana dopo la cottura prima di consumarla, al fine di esaltarne il sapore.

La Pizza di Pasqua fa parte delle tradizioni di Civitavecchia, ma non esistono notizie storiche certe sulla sua origine. La testimonianza più importante viene dai quadernetti delle ricette tramandate di madre in figlia e gelosamente custoditi dalle famiglie, che riportano molte varianti legate soprattutto all’uso degli ingredienti “alcolici”. L’impasto, in passato, veniva trattato dalle donne come un figlio da cullare; veniva posto su un letto e avvolto in coperte di lana. L’attesa della lievitazione era un rito: le donne rimanevano sveglie la notte ad osservare la lievitazione dell’impasto, ed erano solite scaldare le coperte con ferri caldi in modo da far rimanere la temperatura costante. La ritualità ricorda la cura posta nella lievitazione naturale del pane, ma con un’attenzione in più, dovuta sia all’importanza dell’evento per cui veniva preparata, sia per l’uso di ingredienti che certamente non erano di tipo quotidiano e alla portata di tutti. Alcuni poeti dialettali locali della fine del XIX secolo o della prima metà del XX secolo la citano in vari componimenti (Cesare De Fazi, Igino Alunni, Ugo Marzi, Claudio Arciprete).

La pizza è in vendita presso alcuni panifici artigianali e pasticcerie di Civitavecchia, ma la vera pizza di Pasqua è per lo più “fatta in casa”. Da tempo ci si dedica sempre meno a perpetuare questa tradizione, minacciata da altri tipi di dolci similari e in vendita anche in altre località limitrofe.

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Territorio

NazioneItalia
Regione

Lazio

Area di produzione:Comune di Civitavecchia (Rm)

Altre informazioni

Categorie

Dolci

Segnalato da:Giorgio Corati