Pamparito di Vignanello

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Il pamparito di Vignanello si produceva tradizionalmente a Pasqua, ma oggi si consuma tutto l’anno. Da sempre viene preparato in casa secondo antiche ricette tramandate dalle nonne, anticamente era tipico delle famiglie benestanti e solo più tardi il suo consumo si diffuse grazie al benessere crescente.

L’origine del nome “pamparito” non è chiara e potrebbe aver subito nel tempo cambiamenti. Era già in uso verso la metà dell’Ottocento, quando l’analfabetismo si aggirava intorno all’80% della popolazione, e potrebbe derivare dal doppio termine Pan Parito, dove Pan sta per pane e Parito, in latino, per “prepararsi a…”: forse pane da prepararsi a Pasqua.
Ipotesi etimologiche più accreditate ritengono che si debba riferirlo ad un pensiero di una moglie per il marito che si recava al lavoro: il Pane per il Marito venne abbreviato in Pan Marito, poi Pamparito.

E’ profondamente legato alle tradizioni gastronomiche del comune di Vignanello, nella Tuscia, che da tempo sta lavorando al mantenimento e al recupero di questa tradizione.

Gli ingredienti principali sono farina, acqua tiepida, sale, lievito di birra, olio extravergine d’oliva di Vignanello, semi d’anice rinvenuti in mezzo bicchiere di vino. Si amalgama bene il tutto fino ad ottenere un impasto morbido che si lavora a lungo, dandogli la forma di un maritozzo. Si dispone in una teglia di ferro unta d’olio e si lascia lievitare, quando è raddoppiato di volume si spennella con l’uovo sbattuto e si mette a cuocere, preferibilmente, nel forno a legna, già caldo a 250°.

E’ ottimo tiepido tagliato a fettine sottili per accompagnare salumi, le uova sode e la caciotta dell’antipasto pasquale.

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Territorio

NazioneItalia
Regione

Lazio

Area di produzione:Comune di Vignanello (provincia di Viterbo)

Altre informazioni

Categorie

Pane e prodotti da forno

Segnalato da:Claudia Storcè - Slow Food Viterbo e Tuscia