Margherita igname

Arca del Gusto
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Murnong, Nyamin

La margherita igname è un’erba perenne che sviluppa dei piccoli tuberi commestibili. Cresce in tutta l’Australia sudorientale, prediligendo i terreni friabili e smossi. I fiori, di colore giallo, possono ricordare quelli del tarassaco, e si chinano verso terra prima di aprirsi. Si sviluppano su un gambo spoglio che può raggiungere i quaranta centimetri di altezza e procede da una rosetta di foglie basali. Le foglie, lanceolate o ovato-lanceolate, presentano margini lisci, lobati o dentati, e raggiungono i trenta centimetri di lunghezza (per una larghezza di 1,5 centimetri). I tuberi, che si consumano sia crudi che cotti, hanno una consistenza croccante e un gusto intenso. Risultano facilmente digeribili, e a parità di peso garantiscono un apporto energetico varie volte superiore a quello della patata.

Storicamente la margherita igname ha costituito un’importante risorsa alimentare per le popolazioni aborigene dell’Australia sudorientale, tra cui i Wathaurong e gli Yuin, che per secoli l’hanno coltivata in grandi campi bene arati. Il tubero cresce appena sotto la superficie della terra ed è facile da prelevare. Gli aborigeni australiani ne raccolgono senza sforzo ingenti quantità. Secondo la tradizione l’igname veniva raccolto in ceste di giunco che in un secondo tempo venivano trasferite su forni interrati per favorire una cottura lenta.

La margherita igname porta vari nomi scientifici, tra cui Microseris scapigera e Microseris lanceolata, anche se recenti studi di tassonomia botanica hanno mostrato che il nome corretto per la specie coltivata più spesso in epoca precoloniale è Microseris walteri. Le tre specie differiscono lievemente tra loro per habitat, morfologia e caratteristiche del tubero (taglia, consistenza, gusto), anche se storicamente sono state coltivate tutte e tre in vista del consumo umano. Tra i nomi vernacolari della pianta si possono ricordare quelli di murnong e nyamin.

I primi esploratori hanno potuto osservare campi di margherita igname che si estendevano a perdita d’occhio, ma in epoca coloniale, nel giro di pochi anni, quei campi sono del tutto scomparsi, in seguito all’introduzione dell’allevamento intensivo e all’abbandono dell’agricoltura tradizionale basata sul fuoco. La presenza ovina, oltre a rendere il suolo più compatto, ha decimato foglie e tuberi. La messa al bando degli incendi controllati, una delle tecniche di base della gestione aborigena dei terreni agricoli, ha interrotto il ciclo di reintegrazione del carbonio nel suolo, consentendo alle specie rivali di proliferare senza ostacoli. Al giorno d’oggi la margherita igname continua a risentire anche dell’uso dei fertilizzanti sintetici.

Per nostra fortuna gli studiosi e i coltivatori hanno finito per riconoscere l’importanza e il potenziale di questa pianta, nota da secoli agli aborigeni australiani per le sue eccezionali qualità nutritive. Oggi si è ripreso a coltivarla, seppure su piccola scala.

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Territorio

NazioneAustralia
Regione

New South Wales

Victoria

Altre informazioni

Categorie

Ortaggi e conserve vegetali

Comunità indigena:Wathaurong, Yuin