Mais pignoletto della Val Cosa

Arca del Gusto
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Oggi coltivato nella Val Cosa, il mais pignoletto è anche originario della zona limitrofa alla città di Spilimbergo ed è stato un protagonista importante dell’alimentazione locale fino agli anni Cinquanta del 900. La pannocchia di pignoletto ha una forma cilindrico conica, può misurare tra i 13 ed i 23 centimetri e presenta tra i 10/12 ranghi. Il colore del tutolo, la parte interna della pannocchia, può essere rossa oppure bianca. La granella del pignoletto si presenta vitrea, di colore rosso intenso e con un rostro particolarmente pronunciato. Tradizionalmente la semina del mais pignoletto coincide con la settimana santa, ovvero verso la primavera inoltrata, e si raccoglie alla fine di agosto selezionando una per una le pannocchie. La parte principale del raccolto è destinata alla macinazione nei mulini presenti sul territorio: in passato ne erano presenti molti, poi tra il XIX ed il XX secolo il loro numero ha cominciato a diminuire grazie alla diffusione della corrente elettrica. Oggi ce ne sono ancora un paio in funzione e si trovano nella zona vicino a Spilimbergo. Il mais pignoletto si macina a pietra, con una lenta rotazione e setacciatura e la farina ottenuta assume un sapore intenso.

Gli anziani sono soliti affermare che “come col maiale, dal mais non si butta via niente”. Infatti ogni parte della pianta aveva una sua destinazione: ad esempio la granella era usata come mangime oppure per preparare il paston lesso con cui ingrassare i maiali per ottenere una produzione abbondante di lardo. La crusca, il prodotto di scarto derivante dalla macinazione, si preparava come alimento per galline e tacchini. Poi, le parti migliori del cartoccio del mais (scartoç) venivano essiccate al sole e si usavano per formare o rinnovare il contenuto del materasso sul quale si dormiva. Nello spilimberghese si mangiava la blava cueta, cioè la pannocchia bollita in acqua salata e consumata calda; durante la veglia dei Morti si distribuivano chicchi di mais tenuti a lungo in ammollo e poi bolliti in acqua salata. Oggi il mais pignoletto si presta soprattutto per la preparazione della polenta.

Negli anni Cinquanta furono introdotte le prime sementi ibride che cominciarono a sostituire i grani antichi, creando una monocoltura a discapito della forte eterogeneità che caratterizzava l’agricoltura locale. Ad oggi nella Val Cosa sono rimasti pochi agricoltori che coltivano il pignoletto, selezionando ed autoproducendosi le sementi.

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Territorio

NazioneItalia
Regione

Friuli Venezia Giulia

Area di produzione:Area di Spilimbergo e Val Cosa (provincia di Pordenone)

Altre informazioni

Categorie

Cereali e farine

Segnalato da:Gregorio Leonarduzzi