Il ju salavaticu è una sorta di pane povero che un tempo le contadine preparavano per il pranzo dei mariti al lavoro nei campi. Lo trasportavano dentro la “canistrella segnalesca”, un cesto lavorato in modo particolare che si portava sul capo sopra un fazzoletto (lo “spara”) sistemato a formare una ciambella che lo teneva ben fermo. Nel cesto oltre al ju salavaticu c’erano le erbe selvatiche con le quali si consumava, la "pulenna" (una polenta di mais) e il "fischiotto" (un vinello povero annacquato, ottenuto dai raspi avanzati dalla vinificazione). La cesta
La ricetta è molto semplice: si miscelano due "jummelle" (due manciate) di farina in una recipiente insieme ad un po’ di acqua, a qualche foglia di mentuccia romana e un pizzico di sale. Una mescolata e quindi si saltava nella padella con olio bollente. Due minuti di cottura da una parte, altrettanti dall’altra e ju salavaticu, croccante ed aromatico, era pronto.
Ju salavaticu faceva parte dei riti agricoli della Valle dell’Aniene, dove si trovavano in abbondanza mentuccia romana e dove si coltivava in passato il farro.
Oggi è introvabile. Solo le donne anziane di Roviano lo preparano ancora ed è possibile gustarlo solo durante la sagra de ju salavaticu che si celebra l’ultima domenica di agosto a Roviano.
La festa celebra la civiltà contadina in diversi aspetti e ne ricorda salienti momenti di vita quotidiana, fra cui la battitura dell’orzo, l’attaccatura delle scope, la preparazione delle frittelle, che danno il nome alla festa.
La mattina nella piazza principale si stendono in terra ampi teloni su cui si mettono i covoni d’orzo che i battitori riducono in paglia.
In un altro angolo della piazza altri contadini preparano le scope, un mestiere tipico di questo piccole centro della valle dell’Aniene: si prende un mazzo di fusti di melica (mais) e con una corda attaccata per un capo ad un albero si fanno alcuni giri intorno al mazzo, fino alla chioma. Poi con un chiodo ed un giunco si consolida l’attrezzo, creando la scopa con il suo manico.
Nel pomeriggio si distribuiscono le frittelle, un’occasione imperdibile per scoprire questo antico pasto contadino.
Roviano ospita anche il Museo della Civiltà Contadina, il primo allestimento museale di carattere demo-etnoantropologico del Lazio, inaugurato come mostra permanente nel 1980 e riallestito, nel 2001, nella monumentale sede del Castello Baronale, il più rilevante monumento architettonico del paese.
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