Gamberetto di nassa

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Il parapandalo (Plesionika narval) è un elegante gamberetto rosa, dal lungo rostro, relativamente diffuso nel Mediterraneo occidentale, che ha il suo habitat ideale nel suggestivo ambiente delle grotte oscure sottomarine.La predilezione per questi ambienti rende il gamberetto rosa delle caverne molto difficile da pescare con le reti, sia a strascico sia da posta. Per questa ragione, il nucleo di pescatori che si raccoglie intorno ai borghi di Marina del Cantone, Torca e Sant’Agata dei Due Golfi, da sempre utilizza un sistema alternativo alle reti, ma altrettanto antico ed efficace: la nassa. Quella usata per la pesca al parapandalo è una struttura intrecciata di giunco e mirto; ha la forma di una grande zucca e un’apertura a imbuto – la bocca – che consente un facile ingresso alla preda, attirata dall’esca posta all’interno, ma ne ostacola l’uscita. Viene costruita dai pescatori, interamente a mano, nei mesi invernali, quando la pesca vera e propria si ferma.L’abilità e l’impegno richiesti dalla costruzione delle nasse e la bassa produttività di questo metodo di pesca scoraggiano i giovani pescatori e li indirizzano verso altre scelte; in penisola sorrentina sono rimasti solo tre equipaggi che traggono buona parte del loro reddito dalla pesca al gamberetto rosa.Per invertire la tendenza la Riserva Naturale Marina Punta Campanella, che tutela le coste estreme della penisola di Sorrento, ha deciso di incoraggiare quest’antica tecnica con l’inclusione della nassa tra gli attrezzi autorizzati alla pesca nell’area protetta. L’istituzione del Presidio contribuirà a dare visibilità e ossigeno a questa piccola comunità e, nelle intenzioni della Riserva, a riconoscerne il ruolo fondamentale di ‘sentinella dei mari’: la presenza di un nucleo attivo di pescatori costieri, infatti, serve a porre un freno alla diffusa illegalità marinara oltre ad assicurare continuità a tradizioni centenarie. La qualità del ‘pascolo’ delle zone semibuie e dominate dalle correnti, che costituiscono l’habitat naturale per il parapandalo, rende le sue carni particolarmente dolci e compatte. Assaggiare un parapandalo appena pescato dà un’idea del perché i crostacei, insieme alle altre creature marine che non sono proprio pesci, vengano genericamente denominati ‘frutti di mare’. Gli estimatori consigliano di consumarlo crudo, senza neanche la classica spruzzatina di limone o, al limite, saltato in padella con un pizzico di sale e pepe macinato. Da abbinare a un bianco regionale, sapido e di buona struttura, ma non aromatico: ad esempio il Costa d’Amalfi Furore Bianco.

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Territorio

NazioneItalia
Regione

Campania

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Categorie

Pesce, frutti di mare e derivati