Finocchietto selvatico di Tarquinia

Arca del Gusto
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Il finocchietto selvatico di Tarquinia – detto anche finocchiella – è una pianta erbacea spontanea perenne appartenente alla famiglia delle Apiaceae (ombrellifere). Il suo fusto è ramificato e può raggiungere i due metri di altezza. La forma delle foglie verdi ricorda il fieno, caratteristica da cui deriva il suo nome Foeniculum vulgare. In estate produce piccoli fiori gialli a ombrello a cui seguono i frutti (acheni), inizialmente verdi e poi grigiastri. Le parti utilizzate della pianta sono i germogli, le foglie, i fiori e i frutti, impropriamente chiamati semi. Il sapore del prodotto essiccato è dolce e delicato.

Con il classico finocchio coltivato condivide molte proprietà, ma il finocchietto selvatico non produce il grumolo bianco.

Questa pianta aromatica è diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, soprattutto in Sicilia e in Sardegna. Nel territorio tarquiniese era presente già dal periodo etrusco e si è diffusa nel tempo lungo la zona costiera fino al confine con il territorio di Monteromano. Il clima di queste zone è infatti squisitamente mediterraneo, caratterizzato da estati particolarmente aride che esaltano le caratteristiche nutraceutiche di questa pianta aromatica. Oltre alle proprietà aromatizzanti, cura i disturbi gastro-intestinali, è drenante, antiossidante e antinfiammatoria.

Nel territorio tarquiniese oggi vi sono alcuni agricoltori che costudiscono le sementi locali e provvedono alla semina. Nonostante sia una pianta selvatica può essere anche coltivata anzi, si diffonde in maniera rapida se non contrastata. Per evitare che si sviluppi troppo occorre infatti tagliare le ombrelle prima che producano semente.

La coltivazione è praticata tendenzialmente da piccoli agricoltori locali, che si occupano di gestire in modo sostenibile il territorio affinché le aree dove le piante crescono siano preservate.

Il finocchietto si utilizza molto nelle ricette della tradizione gastronomica tarquiniese, soprattutto i germogli essiccati, accompagna le carni suine e il coniglio porchettato.

L’abbinamento più classico è con il fungo ferlengo (o finferlo), un fungo che si sviluppa parassitando la radice della pianta di ferula, di colore biancastro e marrone chiaro, dalla testa carnosa a forma di ventaglio o di conchiglia. I ferlenghi infatti si cucinano alla brace e conditi con olio di oliva, sale, pepe, aglio e finocchio selvatico, oppure in forno accompagnati da patate e finocchietto selvatico.

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Territorio

NazioneItalia
Regione

Lazio

Area di produzione:Tarquinia (provincia di Viterbo)

Altre informazioni

Categorie

Spezie, erbe selvatiche e condimenti

Segnalato da:Odoardo Basili e Tiziana Favi