Fagiolo borbontino

Arca del Gusto
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Il fagiolo borbontino è tradizionalmente coltivato nel comune di Borbona, un piccolo paese situato in provincia di Rieti, a 750 metri sul livello del mare. Come conformazione assomiglia al fagiolo borlotto, ma si distingue principalmente per la buccia molto sottile che lo rende più digeribile e delicato; il sapore ricorda quello delle castagne. La pianta di fagiolo borbontino può raggiungere i 2 metri di altezza, il baccello può variare in lunghezza tra i 15 e i 18 centimetri e ha un contenuto in fagioli di 6 o 7 semi di media. I semi sono reniformi con screziature violacee su un fondo bianco tendente al color crema. La particolare altezza del fusto della pianta è dovuta alle cosiddette “frasche”, ovvero i rami dei boschi locali che vengono piantati durante la germogliatura del fagiolo per garantirne la stabilità. Per ogni “frasca” vengono praticate nel terreno due piccole buche poco profonde, e distanziate tra loro di qualche centimetro, in ciascuna vengono posti 5 o 6 fagioli i quali sono poi ricoperti con terra e innaffiati. Una volta raggiunta la fase di germogliatura della pianta, vengono poste tra le due buche dei pali di legno (le cosiddette frasche). Le piante e le frasche vengono collocate in filari, per agevolare un’insolazione uniforme e facilitare il corretto deflusso delle acque. Quando la piantina raggiunge i 10 o i 15 centimetri di altezza si pratica una prima zappatura. Una volta che i tralci del fagiolo hanno cominciato ad arrampicarsi sulle frasche viene attuata una seconda zappatura per coprire le radici e favorire il regolare drenaggio dell’acqua piovana, agevolando la crescita verticale della pianta. In seguito il fagiolo viene saltuariamente innaffiato e la terra che lo circonda zappata per eliminare le erbe infestanti e aerare il terreno.
La semina avviene tradizionalmente il 27 maggio, giorno in cui si celebra la santa patrona del paese, Santa Restituta; il raccolto avviene poi a settembre per permettere al sole di fine estate di seccarne i baccelli, la sgranatura manuale è eseguita in ottobre. Il seme è poi conservato in sacchi di tela che ne mantengono l’integrità durante l’inverno in vista della coltivazione dell’anno successivo.
Per portare avanti la tradizione del fagiolo borbontino i coltivatori della zona utilizzano solo tecniche agricole antiche, che non prevedono l’uso di macchinari moderni o sostanze chimiche di alcun tipo. La conseguenza naturale è un raccolto annuale molto limitato in termini quantitativi (circa 15-20 quintali) e molto suscettibile alle intemperie. Difficilmente gli agricoltori riescono a vendere grandi quantità di questo prodotto, proprio per questa ragione il fagiolo è coltivato principalmente per un consumo privato. La salvaguardia di questa coltura tradizionale è necessaria per garantire il mantenimento di questa varietà che contraddistingue l’agro-biodiversità del territorio. Infatti, secondo gli agricoltori locali, nonostante la coltivazione si estenda anche nei comuni limitrofi e in particolare nella zona di Posta e Leonessa in provincia di Rieti, il sapore tipico del fagiolo si ottiene solamente nell’area del comune di Borbona. Il fagiolo borbontino si cucina in diversi modi, principalmente “all’uccelletto”, classica ricetta dell’Alto Lazio e del Centro Italia, ma può essere usato anche come condimento per i maltagliati, tipologia di pasta tradizionale della provincia di Rieti, il cui grano anticamente era coltivato proprio a Borbona.

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Territorio

NazioneItalia
Regione

Lazio

Area di produzione:Comune di Borbona (provincia di Rieti)

Altre informazioni

Categorie

Legumi

Segnalato da:Laura Ciacci